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1/10 Esiti conferenza Genova
 
Sviluppo urbano, nuovi fondi europei e aree metropolitane : Anci Ideali apre il dibattito sulle sfide europee che attendono l’Italia

Investire sulla qualità urbana, su progetti capaci di rendere più attrattivi e sicuri centri storici e periferie, realizzare i giusti collegamenti con le grandi aree metropolitane vicine, attrarre giovani e puntare sul capitale umano qualificato. Sono queste le indicazioni che emergono dalla conferenza sulle nuove frontiere della cittadinanza organizzata da Anci Ideali e Comune di Genova, che ha lanciato anche un messaggio chiaro alle istituzioni europee e nazionali : ridare centralità alle politiche urbane e sviluppare proposte che partano dalla conoscenza degli attuali fenomeni urbani e dei loro sviluppi futuri.

Più strumenti dall'Europa
«Chiediamo all’Europa di investire sullo sviluppo urbano rivitalizzando alcuni strumenti e riorientandoli alle nuove sfide della competitività e dell’integrazione – afferma il presidente di Anci Ideali e sindaco di Genova Marta Vincenzi. « La città competitiva e inclusiva è realizzabile soltanto se la dimensione territoriale entra nella nuova politica di coesione » afferma Albert Bore, membro del Bureau del Comitato delle Regioni e già sindaco di Birmingham.
Ad un mese e mezzo dal vertice informale dei ministri delle politiche urbane e territoriali, che avrà luogo a Marsiglia a fine novembre, la Fondazione Anci Ideali ha scelto di ravvivare il dibattito sul ruolo delle città in Europa e sugli strumenti e i programmi che ad esse vanno riservate nella nuova politica di coesione europea.
L’inclusione sociale e la partecipazione di tutti i residenti alla vita democratica locale rappresentano due elementi decisivi per evitare il degrado urbano. « Dobbiamo realizzare una cittadinanza di residenza che prescinda dalla nazionalità e leghi il cittadino al territorio in cui vive » afferma Ghislaine Glasson Deschaumes della Maison de l’Europe di Parigi che condivide con il sindaco Vincenzi l’opportunità di estendere il voto nelle consultazioni locali agli immigrati, per rafforzare il senso di appartanenza alla comunità di coloro che contribuiscono con il proprio lavoro e le proprie tasse alla ricchezza delle città di residenza.

Natalità zero, ripartire dalle città
La necessità di partire dalle città per realizzare nuove politiche di accoglienza e integrazione viene avvalorata anche dall’analisi dei dati demografici previsti per l’Italia nei prossimi trent’anni. Nel 2050, la sproporzione fra i morti e i nuovi nati sarà di circa 11 milioni di unità e verrà compensata dall’arrivo previsto di un egual numero stranieri, secondo il professore di demografia della Sapienza di Roma Antonio Golini. Nel 2050 la classe di età più affollata sarà quella fra i 75 e gli 80 anni, un netto cambio di tendenza rispetto ad appena tre generazioni fa, con il baby-boom degli anni Sessanta, quando era la classe tra i 0 e i 5 anni ad essere la più folta. Secondo Golini è possibile affrontare efficacemente le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e al conseguente squilibrio nelle contribuzioni pensionistiche (nel 2050 avremo un lavoratore per ogni pensionato) solo puntando su tre risorse fondamentali come le donne, gli immigrati e l’innalzamento dell’età pensionabile. Questi fenomeni demografici, dagli esiti a prima vista allarmanti, vanno seriamente considerati per la definizione di politiche consapevoli, sopratutto a livello locale. Emblematico è il caso di Genova, seconda città più « vecchia » d’Europa dopo Trieste, che rischia entro il 2030 di perdere 130mila abitanti, oltre ai 200mila che hanno già lasciato la città tra il 1971 e il 2001, come ha ricordato Eugenio Leanza della Banca europea degli investimenti.

Sviluppo, puntare sui giovani e su scelte di qualità
«Se non facciamo nulla, o se sbagliamo le cose che stiamo impostando – sottolinea Vincenzi- le nostre città moriranno e altri saranno i luoghi della competitività e dello sviluppo. Dobbiamo investire sul capitale umano- prosegue - ed in particolare sui giovani, per vincere la sfida dell’integrazione e far si’ che tutte le forze vive della società partecipino allo sviluppo dei territori». Il sindaco Vincenzi ha inoltre ricordato la necessità di realizzare anche a livello nazionale politiche efficaci per risolvere problemi, come quello abitativo, da affrontare con strumenti adeguati e evitando logiche speculative. «La definizione di alloggio sociale come servizio di interesse economico generale fatta dall’Ue nel 2007 è rivoluzionaria- puntualizza il presidente di Anci Ideali- mentre il Piano casa proposto dal governo non recepisce affatto quel concetto e soprattutto non gioca in favore delle città e dei suoi cittadini».
Competività e inclusione sociale nelle città del domani vanno disegnate attraverso efficaci strumenti legislativi. « La realizzazione delle aree urbane in Italia, annunciata vent’anni fa ma mai realizzate, rappresenta ormai un’urgenza » rimarcano Golini e Vincenzi, che chiede di calibrare la nuova fiscalità sulle sfide che attendono le aree urbane.
 « Assieme all’Anci porteremo all’attenzione del governo il nodo del rapporto fra strumenti finanziari e lo sviluppo urbano prima del Vertice europeo di Marsiglia » conclude Vincenzi.
 
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© 2006 IDEALI Ultima revisione: 15 Jan 2009
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