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Crisi e innovazione
 

L’analisi

Crisi economica e coesione sociale: dall’innovazione parte lo sviluppo del territorio
La Commissione rilancia l'importanza della politica regionale per lo sviluppo dei territori, rafforzando gli investimenti nella ricerca e stimolando la ricerca di soluzioni creative

di Maria Baroni

Il Sesto Rapporto sui Progressi della coesione economica e sociale offre una lettura dinamica dell’attuale situazione di recessione economica che sta vivendo l’Europa, individuando i fattori che nei diversi territori e nei diversi settori aiutano a ridurre l’impatto della crisi e a prevenirne nel medio e lungo periodo i suoi effetti negativi.

La crisi economica, nonostante la perdita di posti di lavoro che trascina con sé, accelera la ristrutturazione di molti settori – sottolinea il rapporto -  imponendo significative innovazioni in comparti come quello automobilistico, delle costruzioni e dei servizi finanziari. D’altronde, l’innovazione necessaria alle imprese e ai territori per recuperare competitività riposa su un uso della conoscenza e delle tecnologie sempre più sofisticato e complesso.
Partendo da questo assioma, il rapporto raccomanda ogni forma di creatività quale uno dei maggiori fattori di promozione di competitività sia nelle aree in convergenza che in quelle più dinamiche..
Promuovere idee innovative e tradurle in prodotti innovativi e in brevetti è la ricetta per affrontare le sfide della crisi economica.

Per far questo occorre aumentare il numero dei laureati in materie scientifiche, il livello di scolarizzazione della popolazione in generale, ma anche degli immigrati che insistono in un territorio, migliorarne l’integrazione sociale e il loro ingresso nel mercato del lavoro legale; attrarre talenti facendo in modo che le città e le aree metropolitane siano più attrattive e tolleranti, culturalmente stimolanti. Proprio nelle aree urbane inoltre, l’innovazione puo’ riguardare servizi alla persona, soprattutto se le innovazioni riducono i consumi energetici o utilizzano nuovi strumenti.

Se è vero che nuove imprese possono conquistare nicchie di mercato, le difficoltà per l’apertura di una nuova attività economica rimangono ancora un ostacolo in quasi tutti i paesi dell’UE 27. Solo in Irlanda e in Gran Bretagna l’apertura di un’impresa non costituisce un problema, mentre arriva a 9 il numero dei Paesi membri che hanno raggiunto gli standard decretati nel 2006 dal Consiglio europeo di Primavera per facilitare l’apertura di una nuova impresa. Tale fattore incide in termini negativi sulla competitività dell’economia europea nel suo complesso.

Le nuove imprese con prevalenti investimenti stranieri si concentrano maggiormente nelle capitali dei nuovi paesi europei o nelle aree di confine, mentre lo start-up di nuove imprese per la gestione dei servizi pubblici in altri paesi europei si fa ancora attendere e tale fenomeno è legato alla non ancora compiuta liberalizzazione dei servizi pubblici e all’applicazione della relativa direttiva europea.

Altro fattore di crescita è naturalmente quello degli investimenti in ricerca e innovazione. Solo in 29 regioni europee si investe più del 2% del PIL. Nella maggioranza delle regioni la percentuale degli investimenti in R&D è inferiore all’1%. Nel suo complesso l’Europa spende molto meno degli Stati Uniti in ricerca, mentre i brevetti sono concentrati quasi esclusivamente nelle aree della competitività. 

In sostanza il rapporto sottolinea l’importanza delle politiche regionali per supportare lo sviluppo dei territori, più che la messa a punto di nuove politiche nazionali.
In conclusione, il Rapporto evidenzia come le regioni in convergenza possano ottenere grandi risultati da imprese straniere qualora riescano a incorporale nel proprio tessuto produttivo. A tal fine il Rapporto raccomanda di stabilire forti legami tra nuove imprese straniere e quelle locali che erogano servizi, in modo da aumentarne l’efficienza, rafforzare il mercato del lavoro locale e promuovere i trasferimenti di conoscenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
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