Città più forti in Europa, dal Parlamento europeo nuovo slancio per le politiche urbane Intervista a Jean Marie Beaupuy e Jan Olbricht per tracciare un bilancio di cinque anni di attività dell'Integruppo urbano del Parlamento europeo
Maria Baroni, Segretario generale della Fondazione Anci Ideali, ripercorre i successi di cinque anni dell’Intergruppo urbano con Jean Marie Beaupuy e Jan Olbricht, europarlamentari fra i principali animatori dell’integruppo che sostiene le politiche urbane in Parlamento europeo.
La legislatura che sta per concludersi era cominciata nel 1994 senza prefigurare una vera politica urbana all’interno dei Fondi strutturali per il periodo 2007-13, senza più uno strumento di finanziamento dedicato alle città come era stato Urban, e in generale, con una Commissione europea che esitava ad esporsi sulla ‘questione urbana’. Qual è il bilancio di questa legislatura per le politiche urbane?
Jan Olbricht Il tema delle città è sempre più importante nella politica di coesione, forse anche grazie all’attivismo dell’Integruppo urbano, ma è innegabile che proprio la situazione economica e sociale mostra nelle città i principali problemi sociali. Se parliamo della Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione parliamo della capacità delle città ad affrontare la crisi. Più in generale, se pensiamo ad interventi e misure per le città in presenza della crisi, tornano utili gli strumenti che il nostro Intergruppo urbano ha sostenuto durante tutta la legislatura, cioè l’inserimento nei regolamenti della politica di coesione degli elementi relativi alle città. Il risultato è stato da un lato l’obbligo per i paesi membri e le regioni di lavorare sui problemi urbani, ma anche, dall’altro, la possibilità di delegare la gestione dei fondi a livello urbano. Nella maggioranza dei paesi membri questa oportunità non è stata ancora colta, ma l’importante è che questa opportunità sia contemplata. Nelle linee guida sulle politiche urbane dei fondi strutturali abbiamo introdotto la possibilità per i paesi membri di utilizzare il 3% dei fondi FESR per le politiche abitative, mentre nella stesura proposta dalla Commissione europea l’uso dei Fondi strutturali per le politiche abitative era consentito solo ai nuovi paesi membri.
Jean Marie Beaupuy La questione urbana è sempre più importante, non solo come previsione nei Regiolamenti, ma anche per quanto riguarda i finanziamenti. Molti dei paesi membri hanno dedicato una parte consistente dei fondi FESR ai progetti di sviluppo urbano. Un altro successo del nostro Integruppo è stato l’aver introdotto per il prossimo periodo di programmazione il concetto della dimensione territoriale delle città: non ci si deve soffermare solo a considerare i bisogni del centro urbano, ma anche quelli dei territori che sono intorno e vivono in osmosi con le città stesse. Vanno poi ricordati i risultati registrati anche nell’apertura della Commissione europea a considerare la dimensione urbana anche rispetto a tematiche come la ricerca, l’alloggio sociale, e naturalmente in tema ambientale e occupazionale. La verità è che si è fatta sempre più strada la necessità di un approccio integrato quando si affronta il tema delle politiche urbane. Non si tratta più di costruire nuovi alloggi sociali in un quartiere senza pensare al trasporto pubblico o alle scuole o gli altri servizi. Allo stesso modo per gli altri temi. La questione dell’approccio integrato, di cui abbiamo parlato anche recentemente in commissione Politica regionale del Parlamento, è un tema centrale quando si parla della qualità della vita nelle nostre città.
Perché invece gli altri strumenti come i finanziamenti della Banca Europea Investimenti per gli investimenti in termine di sviluppo dei poli urbani stentano a decollare?
Jan Olbricht Per quanto riguarda gli investimenti per lo sviluppo urbano, da un lato abbiamo i crediti che la BEI ha dato a molte città negli ultimi dieci anni per finanziare infrastrutture importanti. Non bisogna dimenticare che nello scorso periodo avevamo l’iniziativa Urban, che è stata molto efficace e che oggi abbiamo piuttosto degli interventi urbani di mainstream; in un quadro cosi’ mutato è normale che la BEI proponga l’attivazione di Fondi o iniziative come Jessica, riservati agli investimenti delle città. Al momento non ci sono grandi risultati perché la procedura di attivazione non è facile e occorre creare le condizioni per il credito e cambiare l’orientamento anche delle amministrazioni locali: certo è più facile ricevere soldi che creare ingegneria finanziaria. C’è poi anche un problema tra città, o gruppi di città, e le banche. Sono ottimista, la Bei deve giocare sempre più un ruolo importante per gli investimenti in ambito urbano.
Jean Marie Beaupuy Gli investimenti della BEI sono ancora in una fase iniziale. In alcuni paesi questo dispositivo non è ben conosciuto, mentre in altri paesi c’è maggiore concorrenza tra le Banche o altri soggetti già presenti in grado di dar vita a fondi urbani. Bisogna dare tempo al tempo e far sì che possano essere messe in piedi le strutture adatte, anche se gli anni passano troppo velocemente e c’è ancora tanto denaro da poter utilizzare.
Cosa pensa davvero della coesione territoriale che il nuovo Trattato introduce tra gli obiettivi dell’Unione europea ? Rischia di essere un’occasione mancata per un ruolo maggiore alle città in Europa?
Jan Olbricht La coesione territoriale non è un concetto astratto, è una nuova politica, ancora molto aperta. La coesione territoriale deve realizzare sul territorio l’approccio integrato, ricomporre le città insieme ai comuni circostanti, andando verso la ‘regione funzionale’. Bisogna lavorare in maniera integrata sui territorio, è ridicolo battersi per i soldi o la settorializzazione delle politiche. Occorre che nel dibattito sulla coesione territoriale il ruolo delle città sia il fulcro principale, perchè sono le città a giocare un ruolo molto importante per i territori, ma non da sole, con le altre città e con la regione. Con la coesione territoriale si afferma il concetto di gestione e di governance multilivello: non solo le città per sè stesse, ma è chiaro che le soluzioni ai problemi complessi vanno trovati assieme alle città, ai villaggi, agli Stati, all’Ue, in un quadro di cooperazione tra tutta la filiera istitizionale.
Jean Marie Beaupuy Grazie al Trattato che sarà adottato a breve, il concetto di coesione territoriale diventerà un complemento della coesione economica e sociale. Per alcuni di noi europarlamentari, questi tre aspetti ne rappresentano in realtà uno solo, perché il punto è mettere in piedi sistemi territoriali che favoriscano lo sviluppo della vita sociale ed economica dei loro cittadini. È a livello dei territori che si può davvero fare progressi in materia economica e sociale. Nel corso dei prossimi mesi e dei prossimi anni bisognerà approvare quei testi che dal 2014 alimenteranno la futura politica di coesione.
Pensa che l’economia verde e il rilancio del settore delle costruzioni in tutta Europa come ha proposto fin dallo scorso anno la presidenza francese possa ridare slancio all’economia locale e assicurare una migliore qualità delle nostre città e ai cittadini?
Jan Olbricht Non metterei un’enfasi smisurata sull’economia verde, bisogna da un lato mantenere e rafforzare le attività economiche esistenti, e dall’altro fare in modo che l’economia per l’energia rinnovabile e le costruzioni accelerino il processo di crescita, ma non si può puntare solo su uno dei due elementi. Non sarà solo l’economia verde a produrre il cambiamento, ma è vero che essa è assolutamente necessaria perché darà possibilità di risparmiare energie e denaro.
Jean Marie Beaupuy Secondo me dare impulso all’economia verde è indispensabile, può essere un settore portante per la ripresa. Dobbiamo iniziare a pensare, agire e consumare diversamente e sappiamo bene che, per il bene del pianeta, una migliore gestione delle risorse energetiche è un obiettivo fondamentale da realizzare al più presto. Lo sviluppo delle politich energetiche non dipende solo dall’Europa ma tocca alle amministrazioni nazionali e regionali programmare e attivare le risorse. Abbiamo realizzato i regolamenti e definito le dotazioni finanziarie messe a disposizione dalla Commissione europea, che ha annunciato la presenza di 10miliardi di euro prima ancora che i cantieri siano aperti. Ora bisogna scegliere che cosa mettere in cantiere a livello locale, ma purtroppo assistiamo ad un certo ritardo nei diversi paesi.
Che previsione fa sul futuro delle politiche urbane nel prossimo periodo?
Jean Marie Beaupuy Le tappe attraverso le quali i temi urbani hanno acquisito un’evidenza a livello europeo sono certo importanti, ma è davvero un processo; ciò che notiamo dal nostro Intergruppo è che ci sono presidenze dell’UE più attente alle questioni urbane e ai temi delle politiche abitative, mentre altre lo sono di meno. Per quanto ci riguarda, siamo convinti che non bisogna perdere tempo e occorre pungolare le prossime presidenze. La Svezia, ad esempio, intende impegnarsi fortemente su questi temi a partire dal 1 luglio 2009 quando partirà la sua presidenza di turno.
Come vede il futuro dell’Europa politica?
Jan Olbricht Spesso diciamo Europa, ma le istituzioni europee sono tre e agiscono a volte in modo differenziato. Faccio un esempio. L’Europa è costituita dal Parlamento europeo, che sulla crisi ha chiesto di fare uno sforzo supplementare e soprattutto più rapido, dalla Commissione che ha ampliato l’ambito di intervento dei Fondi strutturali in modo significativo sugli interventi in materia di alloggi e li sta rendendo più flessibili per rispondere alle emergenze poste dalla crisi, e abbiamo il Consiglio (costituito dai primi ministri europei), che con i diversi stati membri è in ritardo nella messa in opera, visto che soprattutto alcuni governi non hanno fatto ancora molto nel proprio paese per mettere in atto le risorse europee. Non si può dire che il ritardo o l’inerzia sia dell’Europa, non sarebbe onesto. Questa mette a disposizione risorse notevoli che - se utilizzate - potrebbero anche produrre i primi effetti sulla crisi. Noi tutti sosteniamo che occorrerebbero maggiori risorse per il Piano di rilancio promosso dall’UE, ma bisogna prima utilizzare bene i finanziamenti esistenti. Un esempio: il Parlamento europeo ha appena autorizzato nel primo semestre 2009 l’uso dei fondi non spesi del periodo 2000-2006. E’ un dibattito davvero surreale!
MB
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