Innovazione, crescita, occupazione: l’Agenda di Lisbona di Daniele Dosi
1. Il Fondo europeo per costruire un’Europa sociale Mentre il Fondo di sviluppo regionale (FESR) ha festeggiato quest’anno i suoi venti anni di vita, il Fondo sociale europeo (FSE) ne ha già compiuti 50. Introdotto dopo i Trattati di Roma per dare vita ad una politica di sostegno all’allora Comunità Economica Europea, il Fondo sociale europeo da oltre dieci anni si contraddistingue anche come strumento finanziario privilegiato per il rafforzamento delle strutture del mercato del lavoro. Ma il Fondo Sociale è anche lo strumento di supporto alla realizzazione del cosiddetto modello sociale europeo che ha da un lato l’obiettivo di valorizzare il capitale umano, investendo in esso, e dall’altro di aiutare quanti hanno difficoltà ad inserirsi pienamente e al meglio all’interno del mondo del lavoro. Il Fondo Sociale è infatti estremamente versatile e orientato alle tante priorità delle politiche per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, in una parola per quelle che a partire dal Consiglio Europeo del Marzo del 2000 (vedi paragrafo successivo) sono state raggruppate sotto l’egida delle politiche di Lisbona. La competitività dell’economia globale inoltre rende necessario imprimere una spinta verso l’innovazione dei nostri prodotti, che a loro volta richiede alta preparazione e investimenti nella ricerca e nelle risorse umane. La competitività rende altresì necessaria una politica sociale in grado di sostenere le fasce più deboli della popolazione, di venire incontro alle responsabilità familiari dei cittadini, di mettere in atto misure attive per tutti coloro che subiscono i contraccolpi delle flessioni dei settori produttivi più vulnerabili. Una delle politiche più interessanti dell’UE che trova nel Fondo sociale europeo uno strumento importante è quella per l’occupazione. Non si tratta di una vera politica comunitaria, ma ha risposto con efficacia, fin dalla fine degli anni 70, alle sfide che di volta in volta si presentavano in conseguenza sia di shock endogeni alla comunità che di schock esogeni alla stessa. Non avendo la Comunità competenza specifica nel campo delle politiche del lavoro, ma essendo questo un settore con ampie ricadute in ambito locale, regionale e nazionale, già verso la fine degli anni 70 si incominciava ad intravedere un modus operandi, successivamente “istituzionalizzato” e chiamato metodo aperto di coordinamento, caratterizzato dall’azione congiunta tra i vari Stati membri. Nel 1997 vennero individuati gli ambiti di intervento sui quali gli Stati membri si impegnarono ad agire in maniera cordinata, dando vita alla Strategia europea per l’Occupazione, articolata in quattro pilastri: • occupabilità: finalizzato a migliorare le capacità delle persone di essere occupate, di cercare attivamente un impiego e mantenerlo. A tal fine è necessario che le politiche per l’occupazione mobilitino le forze lavoro, anche con misure volte a far fronte al problema della disoccupazione. • imprenditorialità: per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro. L’obiettivo è quello di incoraggiare la cultura del fare impresa per sfruttare a pieno le potenzialità occupazionali delle imprese. • adattabilità: obiettivo prioritario è la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro. In particolare gli Stati membri sono tenuti ad attuare politiche indirizzate a migliorare l’adattabilità delle imprese e degli stessi lavoratori. • pari opportunità: obiettivo è l’aumento della presenza femminile in determinati settori di attività e in determinate professioni. Le politiche sulle pari opportunità sono indirizzate non solo al settore femminile ma anche al superamento delle difficoltà di inserimento lavorativo di categorie svantaggiate come i portatori di handicap, gli immigrati, gli ex-detenuti e gli ex-tossicodipendenti
2. La strategia di Lisbona, ovvero la strategia verso la crescita e l’occupazione in un mondo globale Lanciata nel Marzo del 2000 durante in Consiglio europeo del 13 e 14 Marzo, la Strategia di Lisbona ha il suo principale obiettivo nel rendere l’Europa “l’economia più competitiva e dinamica del mondo, basata sulla conoscenza e in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con più e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”. Nell’ottica di garantire piena occupazione, qualità e produttività sul posto di lavoro, e nel contempo maggiore coesione e integrazione sociale, la strategia di Lisbona ha fissato, in ambito occupazionale, i seguenti obiettivi da raggiungere entro il 2010: 1. tasso medio totale di occupazione pari al 70% 2. tasso medio di occupazione femminile pari al 60%. 3. tasso medio di occupazione delle persone nella fascia di età 55-64 pari al 50%. Dopo i primi anni di scarso progresso verso un effettivo raggiungimento degli obiettivi quantitativi stabiliti, anche a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001, la Strategia è stata nuovamente rilanciata nel Marzo del 2005, in parte semplificandola dal punto di vista procedurale, e con una maggiore enfasi su “crescita ed occupazione”. Nell’Ottobre 2007 la Commissione ha riaffermato la rilevanza della Strategia di Lisbona nel documento “Affrontare la sfida della globalizzazione”, descrivendola come strumento imprescindibile per promuovere la competitività di lungo periodo e la crescita dell’economia, oltre che per meglio intercettare le opportunità fornite dalla mondializzazione economica e finanziaria. Questa analisi è servita come base per il Consiglio Europeo del 13 e 14 Marzo 2008 che ha lanciato un nuovo ciclo della Strategia di Lisbona per il biennio 2008-2010. Il Consiglio ha evidenziato l’importanza territoriale della Strategia di Lisbona come fattore di successo. Nello specifico il Consiglio: 1. Incoraggia “la Commissione e gli stati membri a rafforzare il coinvolgimento degli attori istituzionali, economici e sociali nel processo di Lisbona”; 2. Riconosce “il ruolo degli attori locali e regionali per promuovere crescita economica e posti di lavoro”; 3. Sottolinea che “la coesione sociale, economica e territoriale contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona”. Il Consiglio ha riconosciuto che la Strategia di Lisbona non può avere successo se manca un coinvolgimento serio di tutti gli attori, così come dei governi regionali e locali, non solo nella fase della concreta implementazione della Strategia per la crescita e l’occupazione stessa, ma anche durante la fase di definizione degli obiettivi. 2.1 La politica di coesione a supporto degli obiettivi di Lisbona e il ruolo delle altre politiche comunitarie La programmazione 2007-2013 ha collegato la politica di coesione con gli obiettivi di Lisbona, anche al fine di superare il pregiudizio, che in questi ultimi anni si è andato diffondendo, che la politica di coesione sia un politica meramente redistributiva e non in grado di produrre sviluppo economico. A tal fine la Commissione ha fissato le percentuali di finanziamenti destinati agli interventi in direzione di innovazione, competitività e occupazione, per le regioni della competitività e per quelle della convergenza (earmarking). Inoltre, la cooperazione territoriale promuove la diffusione delle buone prassi in materia di cluster industriali, città della competitività, partnership tra università ed enti locali, innovazione e diffusione delle infrastrutture immateriali, eccc. In quanto strategia orizzontale, la Strategia di Lisbona è legata e alimentata anche ad altre politiche comunitarie per ciò che attiene la sua implementazione e il suo concreto successo: la politica di ricerca (7° Programma Quadro), e quelle per l’energia e lo sviluppo sostenibile sono motori essenziali per produrre innovazione e nuove competenze. Dunque la coerenza, l’integrazione e la complementarietà tra queste politiche costituiscono il successo della Strategia di Lisbona e nel contempo possono determinare il livello di competitività dell’economia europea sulla scena mondiale.
3. La Nuova Agenda Sociale 2005-2010 Ma la Strategia di Lisbona non è solo competitività, ma è anche la tensione verso un modello sociale solidale e inclusivo. Nel 2005, con la revisione della Strategia di Lisbona, la Commissione ha emanato una nuova agenda sociale per il periodo 2005-2010. Con l’obiettivo di modernizzare il la politica sociale e di razionalizzare la spesa, la nuova agenda sociale affronta problematiche riguardanti la povertà, le pensioni, la sanità, la transnazionalità del lavoro, la sicurezza sul lavoro, l’equilibrio fra la vita familiare e lavorativa, le relazioni intergenerazionali, gli effetti delle ristrutturazioni industriali. L’Agenda sviluppa due aree prioritarie di azioni: le azioni verso la piena occupazione (nel quadro dell’obiettivo della crescita economica), e la lotta alla povertà e per uguali opportunità a tutti gli individui nella società (nel quadro dell’obiettivo della solidarietà). Per quanto riguarda la piena occupazione, la Commissione ritiene che l’obiettivo effettivamente più realistico sia di arrivare a creare 6 milioni di nuovi posti di lavoro per il 2010. Il principale strumento di attuazione dell’Agenda sociale è la Strategia europea per l’occupazione che si avvale dello strumento del Fondo sociale europeo con la sua dotazione di 70 miliardi di euro nell’attuale periodo di programmazione. Tra gli altri elementi necessari ad avvicinare i lavoratori al mercato del lavoro, la Commissione individua migliori condizioni lavorative, incentivi (quali riforme fiscali e dei sussidi) e formazione, oltre che nuove opportunità. In riferimento al concetto di “lavori di qualità” la Commissione specifica che i lavori di qualità sono quelli che possono definirsi sostenibili e che sono caratterizzati da investimenti nelle risorse umane. Un altro elemento importante è quello della rimozione delle barriere: ad esempio, la Commissione intende presentare una proposta per permettere ai lavoratori di passare da uno schema pensionistico all’altro quando si trasferiscono in un altro paese senza perdere i diritti acquisiti.
4. Il concetto di Flexicurity: una nuova prospettiva per la vita lavorativa Il concetto di flexicurity (in italiano flessicurezza) è stato lanciato per la prima volta al Consiglio informale a Villach, in Austria nel 2006, al fine di coniugare meglio flessibilità per le imprese e sicurezza per i lavoratori. I lavoratori hanno bisogno sempre più di sicurezza dell’occupazione piuttosto che di sicurezza del posto di lavoro, perché sono sempre meno quelli che mantengono lo stesso lavoro per tutta la vita. Le aziende, incluse le PMI europee, dal canto loro, devono adattare la loro produzione ai ritmi e alle richieste del mercato, per non perdere competitività. Una comunicazione intitolata “Towards common principles of flexicurity” è stata emanata dalla Commissione nel giugno 2007, al fine di stimolare un ampio dibattito fra le istituzioni europee, gli Stati membri, le parti sociali e altre parti interessate e proporre al Consiglio europeo una serie di principi comuni per la flexicurity. La Commissione ha così definito le quattro componenti della flexicurity: 1. accordi contrattuali flessibili e affidabili (dal punto di vista dei lavoratori e datori di lavoro, di “insiders” e “outsiders”) attraverso una moderna legislazione del lavoro, i contratti collettivi e l’organizzazione del lavoro; 2. strategia di apprendimento durante tutto l’arco della vita per assicurare la continua adattabilità e occupabilità dei lavoratori, in particolare dei più vulnerabili; 3. efficienti politiche attive del mercato del lavoro capaci di aiutare le persone a far fronte ai rapidi cambiamenti, ridurre i periodi di disoccupazione e facilitare la transizione verso nuovi posti di lavoro; 4. moderni programmi di sicurezza sociale che forniscano un adeguato reddito, incoraggino l’occupazione e facilitino la mobilità sul mercato del lavoro. Questo punto include un’ampia copertura dei dispositivi di protezione sociale (indennità di disoccupazione, pensioni e sanità) che possano aiutare i cittadini a combinare le responsabilità di lavoro con le responsabilità familiari e private, ad esempio la cura dei figli. La Commissione ha inoltre lavorato alla creazione di “sentieri” che gli Stati membri dovrebbero percorrere per arrivare al massimo di flexicurity. I sentieri sono pacchetti di misure che possono migliorare la performance di un paese in termini di flexicurity.
5. Programmi di finanziamento Sulla base di quanto sopra esposto, le linee di finanziamento nel campo delle politiche sociali sono principalmente il 7° Programma Quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e le attività dimostrativ, il Programma Progress, il Programma di azione per l’apprendimento permanente
Progress Il programma PROGRESS (Ammontare di 628.8 milioni di euro allocati per il presente periodo di programmazione) sostituirà, per il periodo 2007-2013, numerosi programmi comunitari nel campo dell’occupazione, dell’inclusione sociale e della protezione, delle condizioni di lavoro, della uguaglianza tra i generi e dell’anti-discriminazione. Ha l’obiettivo di supportare l’implementazione degli obiettivi dell’Unione Europea nell’area degli affari sociali e dell’occupazione e dunque, nel contesto della Strategia di Lisbona, contribuire a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Sociale. Gestito dalla DG Lavoro e Pari Opportunità della Commissione Europea che lancia calls e proposals presenta 5 diverse sezioni di interesse per la dimensione urbana: (1) Occupazione; (2) Protezione Sociale; (3) Condizioni di Lavoro; (4) Anti-discriminazione e diversità; (5) Uguaglianza di genere. Le seguenti azioni potrebbero ricevere supporto:
• attività analitiche che migliorino la comprensione delle tematiche dell’Agenda delle Politiche Sociali, contribuiscano alla Sua effettiva implementazione e aiutino a migliorare la coordinazione con altre aree di policy e strategie; • attività a supporto dei principali stakeholders al fine di promuovere lo scambio di buone pratiche, la condivisione di informazioni, misure preventive per aumentare la consapevolezza dei problemi, così come i processi di discussione; • attività che implicano l’apprendimento reciproco, scambi di informazioni, aumento della consapevolezza, identificazione e promozione delle buone pratiche e misure legate al monitoraggio e alla valutazione (peer reviews) che aiutino a stabilire lo stato dell’arte negli Stati membri e, in questo modo, migliorare l’applicazione delle regole comunitarie.
Beneficiari elegibili sono organismi pubblici e privati, autorità locali e regionali e attori e stakeholders rilevanti (università e istituti di ricerca, così come i partner sociali e le organizzazioni non governative)
Programma di azione per l’apprendimento permanente I programmi Socrates e Leonardo da Vinci (con un ammontare totale per il periodo 2007-2013 di 6, 970 milioni di Euro) hanno finanziato un grande numero di progetti focalizzati, inter alia, su specifici progetti urbani. Tutto questo è perseguito attraverso il Programma di Apprendimento Permanente (Life Long Learning Programme) che, per altro, come sottolineato anche nei pilastri della flexicurity, rimane uno degli obiettivi principali in materia di mercato del lavoro. La promozione e il rafforzamento dei gruppi a rischio, in particolare gli immigrati, in relazione alla conoscenza culturale e sociale, come pure la promozione di una partecipazione attiva per una società democratica e partecipativa ricevono particolare attenzione. Il Programma di Apprendimento Permanente è gestito dalla DG Educazione e Cultura della Commissione Europea che lancia calls e proposals. La Commissione è poi supportata da una rete di agenzie nazionali che hanno il compito di gestire le azioni decentralizzate del programma nonché dall’Agenzia per l’Educazione e la Cultura Esecutiva. I quattro pilastri del Programma di Apprendimento Permanente sono:
1. Il programma Comenius che si rivolge ai bisogni di insegnamento e apprendimento di tutti coloro che sono nel sistema scolastico fino alle secondarie superiori oltre che agli istituti coinvolti in questo tipo di educazione; 2. Il programma Erasmus che si rivolge ai bisogni di insegnamento e apprendimento di tutti coloro che sono nel sistema universitario oltre che alle istituzioni coinvolte in questo tipo di educazione; 3. Il programma Leonardo da Vinci per tutta la partita riguardante la formazione nonché l’inserimento nelle imprese di giovani; 4. Il programma Grundtvig per tutta la partita riguardante l’educazione in età adulta.
Vi è poi un programma trasversale che persegue attività chiave anche per le comunità urbane come ad esempio: la promozione dell’apprendimento delle lingue; servizi e pratiche per favorire l’apprendimento durante il corso della vita; scambio di buone pratiche. Le suguenti azioni potrebbero ricevere supporto:
• mobilità degli individui all’interno del programma di apprendimento permanente; • partnership tra scuole e centri di ricerca; • progetti pilota multilaterali; • networks (ad esempio networks tra scuole negli ambienti urbani) • osservazioni e analisi di policy e sistemi, come pure indagini, statistiche, analisi ed indicatori; • grant operativi per alcune istituzioni chiave.
A seconda dell’azione e del sub-programma, il programma è aperto a tutti quei soggetti che a livello locale, regionale e nazionale si occupano di programmi di apprendimento permanente; associazioni che lavorano nell’ambito dell’apprendimento permanente, studenti, stagisti e studenti adulti.
7° Programma Quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e le attività dimostrative Le temetiche legate alle politiche urbane sono da ricollegarsi al “Programma di Cooperazione Specifico”.Quest’ultimo ha l’obiettivo di supportare, mediante un budget di 54,281 milioni di europer il periodo 2007-2013, la cooperazione transnazionale su temi di ricerca ben definiti, tra università, industrie, centri di ricerca e autorità pubbliche per tutta Europa. Per quello che attiene il settore Occupazione, Crescita e Sviluppo si segnalerà in questa sede solo la parte relativa alle scienze sociali e umanistiche giacché le altre aree di intervento (energia, ambiente, trasporti, tecnologie della comunicazione) verranno infatti toccate contestualmente ad altri settori di policy. Di rilevanza in questa sede è tuttavia anche la parte del 7° programma quadro denominata “Persone” (ergo investimenti in capitale umano) e “Capacità” (si legga, in relazione a quest’ultimo, tutta la partita relativa alle Regioni della Conoscenza e gli interventi a favore delle piccole e medie imprese)
Il criterio di eligibilità, che include il numero di partecipanti in un consorzio, dipende dal tipo di schema di sovvenzionamento in oggetto. Come regola generale, città e stakeholders locali possono partecipare come membri di un consorzio nella maggioranza delle attività di ricerca. La loro partecipazione è decisamente incoraggiata contestualmente a progetti legati a tematiche urbane dove le città possono contribuire sia alla ricerca che alla divulgazione dei risultati.
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