MEDITERRANEO E COOPERAZIONE di Valeria Satta
L'evoluzione della politica comunitaria nella regione del Mediterraneo
Partenariato Euro-Mediterraneo Per tanti anni l’Unione Europea ha avuto accordi di cooperazione con i Paesi del Mediterraneo, ma non una politica unica per la regione. La fine della rivalità Est-Ovest ha aperto la strada ad una nuova relazione Nord-Sud. L’UE ha riesaminato le politiche riguardanti i suoi vicini del Sud. Le preoccupazioni comuni quali il commercio, l’approvvigionamento energetico, l’immigrazione, l’ambiente e il terrorismo hanno spinto l’UE a rafforzare i suoi rapporti con i vicini del Mediterraneo.
A seguito degli orientamenti già definiti dai Consigli Europei di Lisbona (giugno 1992), Corfù (giugno 1994) e Essen (dicembre 1994), il 27 e 28 novembre 1995 si riunì a Barcellona una Conferenza Euro-Mediterranea dei Ministri degli Esteri. Fu il punto di partenza del Parternariato Euro-Mediterraneo, anche conosciuto come Processo di Barcellona. Gli allora 15 Stati membri UE e 12 Paesi mediterranei (9 dopo che Malta e Cipro sono entrati nell’UE e che la Turchia ha iniziato i negoziati di adesione) il 28 novembre 1995 approvarono la Dichiarazione di Barcellona un’iniziativa unica e ambiziosa, che ha posto le basi per una nuova relazione regionale che mira alla pace, la stabilità, la crescita economica nella regione e la cooperazione sociale. Il Parternariato Euro-Mediterraneo (Processo di Barcellona) è un’ampia struttura di relazioni politiche, economiche e sociali; un'alleanza innovativa, basata sui principi della compartecipazione, del dialogo e della cooperazione. Esso è riuscito a creare legami politici e istituzionali a lungo termine tra l'Europa e i suoi partner mediterranei, a porre le basi per il libero commercio e a coinvolgere i partner mediterranei in un processo di riforme. La Dichiarazione di Barcellona definisce i tre obiettivi specifici del Parternariato e tre aree di cooperazione: 1. Dialogo Politico e di Sicurezza per realizzare un’area comune di pace e stabilità basata sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. 2. Parternariato Economico e Finanziario e la costruzione graduale di una zona di libero scambio per il 2010, per creare una zona di prosperità condivisa e sostenere la transizione economica dei Paesi partner. 3. Parternariato Sociale, Culturale e Umano per incoraggiare la comprensione tra i popoli e tra culture e scambi tra società civili. A novembre 2005 è stato aggiunto il settore dell’immigrazione in occasione delle celebrazioni del primo decennio di cooperazione. I partner hanno riaffermato il loro impegno per il raggiungimento degli obiettivi iniziali del Processo. Hanno stabilito un “programma di lavoro quinquennale” che poggia su quattro campi d’azione: il parternariato politico e di sicurezza; sviluppo e riforme socio-economici sostenibili; scambi educativi e socio-culturali; giustizia, sicurezza, immigrazione e integrazione sociale. Hanno anche adottato un “Codice di condotta euro-mediterranea in materia di lotta al terrorismo”, ma senza trovare un accordo sulla definizione di terrorismo. Questo codice condanna il terrorismo in tutte le sue forme e fa appello ad uno scambio di informazioni sulle reti terroristiche. I Ministri degli Esteri si riuniscono periodicamente per monitorare l’applicazione della Dichiarazione di Barcellona e definire le azioni.
Il Parternariato Euro-Mediterraneo lavora su due livelli: bilaterale, ossia tra l’UE e il Paese partner; regionale, ossia tra l’UE e i Paesi della regione: Dimensione bilaterale. L’Unione Europea realizza numerose attività bilateralmente con ogni Paese. I più importanti sono gli Accordi di Associazione che l’Unione negozia individualmente con i partner mediterranei. Questi accordi riflettono i principi generali che regolano il nuovo rapporto Euro-Mediterraneo quali il dialogo politico, il rispetto dei diritti umani e della democrazia, regole della concorrenza, aiuti di Stato e monopoli e cooperazione economica, sociale e culturale compresa l’immigrazione, sebbene contengano anche caratteristiche specifiche relative alle relazioni tra l’UE e ogni partner mediterraneo. Gli accordi sono entrati in vigore nel 1996 con la Turchia (unione doganale); nel 1997 con l’Autorità Palestinese (accordo temporaneo); nel 1998 con la Tunisia; nel 2000 con il Marocco e Israele; nel 2002 con la Giordania; nel 2004 con l’Egitto; nel 2005 con l’Algeria e nel 2006 con il Libano. Dimensione regionale. Il dialogo regionale rappresenta uno degli aspetti più innovativi del Parternariato, che affronta allo stesso tempo le questioni politiche, economiche e culturali quali l’industria, l’energia, l’ambiente, la finanza e l’agricoltura (cooperazione regionale). La cooperazione regionale ha un impatto strategico considerevole perchè si occupa di problemi comuni a molti partner mediterranei e enfatizza le complementarietà nazionali. La dimensione regionale sostiene e complementa le azioni bilaterali. La priorità del processo di Barcellona è sviluppare la dimensione regionale del partenariato tra l'Europa e il Mediterraneo meridionale. Il processo è integrato e rafforzato dalla Politica Europea di Vicinato (PEV) con i suoi Piani d’Azione, fatti su misura e concordati con ogni Paese partner, che favoriscono un miglioramento qualitativo delle relazioni euro-mediterranee. Il Parternariato Euro-Mediterraneo e la Politica Europea di Vicinato (PEV) hanno la stessa base, gli Accordi di Associazione bilaterali con i Paesi partner. Con molti obiettivi in comune, il Parternariato Euro-Mediterraneo persegue un approccio multilaterale mentre la PEV si concentra sull’approccio bilaterale di impegni reciproci per attuare riforme e modernizzazioni che contribuiscono ad una maggiore integrazione economica e cooperazione politica. È, dunque, un complemento prezioso per il Parternariato Euro-Mediterraneo in quanto permette ad ogni Paese di sviluppare legami più stretti con l’UE, basati sui propri particolari bisogni e capacità.
Il Parternariato Euro-Mediterraneo comprende 35 Stati, di cui 25 Stati membri UE e 10 partner mediterranei: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia e Turchia. La Libia ha lo status di osservatore dal 1999.
Nel suo discorso tenuto all’incontro dei Ministri degli Esteri Euro-Med nel 2007, la Commissaria alle Relazioni Esterne e PEV, Benita Ferrero-Waldner ha sottolineato alcuni degli obiettivi raggiunti: Ci si sta muovendo verso un’Area Euro-Mediterranea di Libero Scambio – l’area di libero scambio più grande del mondo con più di 740 milioni di consumatori; Si è approvato un Codice di Condotta Euro-Mediterraneo sulla Lotta al Terrorismo; A seguito dell’incontro ministeriale del 2006 sul “Rafforzamento del ruolo della donna nella società”, si è lavorato intensamente ad applicare il Quadro di Azione quinquennale; L’istruzione è stato un settore prioritario nel Parternariato e sono stati allocati € 15 milioni del programma Erasmus Mundus per borse di studio per circa 600 studenti del Mediterraneo; Nel 2004 è stata creata l’Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea; La firma della Carta per le Piccole e Medie Imprese da parte dei Ministri dell’Industria nel 2004; L’integrazione del mercato dell’elettricità del Maghreb, il progressivo potenziamento di un mercato del gas del Mashreq e la promozione di progetti di energia tra Israele e la Palestina sono esempi di cooperazione energetica; Programmi di successo come Euro-Med Heritage e Euro-Med Youth sono operativi da più di dieci anni. Sono state create delle reti in molte aree, inclusi gli istituti di ricerca economica (FEMISE), istituti di scienze politiche (EUROMESCO), agenzie di promozione degli investimenti (ANIMA), trasporti, energia, ambiente, gestione dell’acqua locale (EWIS), IT etc. La creazione del Forum Civile e della Piattaforma della Società Civile ha aiutato a strutturare le attività della società civile e a fornire un interlocutore migliore con le attività ufficiali del parternariato.
L’Unione per il Mediterraneo L’Unione Mediterranea fu inizialmente lanciata dal Presidente Sarkozy nel suo discorso del 23 ottobre 2007 a Tangeri, come iniziativa francese rivolta esclusivamente ai Paesi del bacino del Mediterraneo, escludendo i Paesi UE non mediterranei e separata dal Processo di Barcellona. L’idea del Presidente Sarkozy era di lasciare da parte il Parternariato Euro-Mediterraneo e iniziare un nuovo processo. Questo suscitò nell’UE preoccupazioni circa la coesione comunitaria e l’equilibrio interno. Il 20 dicembre 2007 fu adottata dai Capi di Stato e di Governo la “Dichiarazione di Roma per l’Unione per il Mediterraneo di Francia, Italia e Spagna”, nella quale l’iniziativa fu trasformata in Unione per il Mediterraneo, che escludeva l’adesione della Commissione Europea, ma lasciava spazio per una sua partecipazione e quella dei Paesi UE non mediterranei intenzionati ad avere un ruolo nell’area. In un incontro ad Hannover il 3 marzo 2008 tra il Cancelliere Angela Merkel e il Presidente Sarkozy fu stabilito che i Paesi UE non sarebbero stati divisi in mediterranei e non-mediterranei, ma che il progetto sarebbe stato un progetto dei 27 Stati dell’UE. Infine, l’iniziativa è stata portata all’attenzione degli altri Stati membri durante il Consiglio Europeo del 13-14 marzo 2008 a Bruxelles. A seguito delle conclusioni del Consiglio, il 20 maggio 2008 la Commissione Europea ha adottato la comunicazione COM(2008) 319 con proposte mirate a dare impulso alle relazioni con i suoi partner mediterranei attraverso il “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo”. La Commissione Europea ha proposto un profilo di strutture, per dare rinnovata vitalità e visibilità alle relazioni UE con i partner della regione mediterranea. Queste strutture includono la creazione di un Segretariato e di un comitato permanente di rappresentanti euro-mediterranei. Il policy paper delinea anche idee sui tipi di progetti che costituirebbero sforzi visibili e tangibili per migliorare la vita e la vivibilità dei cittadini della regione.
Il 13 luglio 2008, sotto la Presidenza francese dell’UE, si è svolto il Vertice di Parigi per il Mediterraneo, che ha riunito quarantatre Stati d'Europa e del Mediterraneo, ad eccezione della Libia, le istituzioni comunitarie e le organizzazioni regionali. Risultato del vertice è stata la firma della Dichiarazione comune per il Mediterraneo che lancia il progetto di “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo”, ne descrive obiettivi e principali linee istituzionali, rinviando il completamento di queste ultime alla riunione dei Ministri degli Affari Esteri che si terrà a novembre 2008. Partendo dalla constatazione che le differenze di livello di sviluppo tra le due sponde si approfondiscono, aggravando così i rischi di instabilità in tutta la regione, si è voluto dare un nuovo impulso al Partenariato Euro-Mediterraneo. Partendo dai successi del Processo di Barcellona, inaugurato tredici anni fa, per raggiungere ambizioni più alte e svilupparne il funzionamento e gli strumenti di azione. Tre i principi essenziali alla base del progetto di Unione per il Mediterraneo: 1. mobilitazione politica al più alto livello con vertici di capi di Stato e di Governo ogni due anni; 2. governance su base egualitaria con una copresidenza Nord-Sud; 3. un segretariato permanente paritario. La Dichiarazione di Parigi riassume in numerosi punti la Dichiarazione di Barcellona, anche nei campi in cui si è mostrata meno attuabile e realistica. Le vere novità sono una co-presidenza e un segretariato congiunto, che testimoniano il passaggio ad un accordo fra Stati, anche se con la partecipazione e il sostegno della Commissione Europea.
La Politica Europea di Vicinato (PEV) Trova la sua base giuridica nel Titolo V del Trattato UE sulla Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), all’art. 133, par. 3 (commercio) e art. 300 (accordi internazionali) del Trattato CE. Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, la PEV si basa su accordi di parternariato e di cooperazione con i Paesi dell’Europa Orientale, e accordi di associazione euro-mediterranei con i Paesi mediterranei.
Successivamente all’allargamento del 2004 e poi del 2007, l’UE ha dovuto far fronte al nuovo contesto geopolitico e, soprattutto, alle sue nuove relazioni di vicinato per poter sfruttare il potenziale di una cooperazione reciprocamente benefica con i nuovi vicini. La Politica Europea di Vicinato è stata sviluppata nel quadro del processo di allargamento con l'obiettivo di evitare l'emergere di nuove linee di divisione tra l'UE allargata e i Paesi vicini e di rafforzare al contempo la stabilità, la sicurezza e il benessere in tutta l'area interessata. Attraverso la Politica di Vicinato, l'UE offre ai suoi vicini relazioni privilegiate, basate su un impegno reciproco verso valori comuni (democrazia e diritti umani, stato di diritto, buona governance, principi del libero mercato e sviluppo sostenibile).
Le linee generali della nuova politica sono state fissate in una comunicazione della Commissione Europea sull’Europa allargata presentata in marzo 2003, e battezzata “Politica Europea di Vicinato” (PEV) nello stesso anno. La PEV copre sei Paesi situati ad Est dell’UE: Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Georgia, Armenia e Azerbaigian; e dieci Paesi meridionali che fanno anche parte del Processo di Barcellona: Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Egitto, Israele, Autorità Palestinese, Giordania, Libano e Siria. L’UE, però, non intrattiene relazioni ufficiali né con la Bielorussia, né con la Libia. Finchè la situazione non cambierà, la PEV sarà applicata in modo diverso e più limitato a questi due Paesi. Fin dall’inizio, la Russia ha chiaramente indicato che non voleva partecipare alla PEV.
I piani d’azione bilaterali costituiscono lo strumento principale della PEV che sono approvati dall’UE e da ogni Paese partner. Presentano delle similitudini con i parternariati di pre-adesione, ma nel contesto PEV, l’UE non offre alcuna prospettiva di adesione. L’attuazione dei piani d’azione della PEV è in corso. Hanno una validità di 5 anni (eccezion fatta per Israele, Moldavia e Ucraina i cui piani restano validi per 3 anni) e entro i primi due anni di adozione la Commissione Europea presenta un rapporto di valutazione.
Lo Strumento Europeo per la Democrazia e i Diritti Umani (EIDHR) è un altro sostegno per le organizzazioni della società civile tramite le Delegazioni della Commissione nei Paesi PEV (tranne Libia, Siria e Tunisia).
I Paesi PEV beneficiano anche di prestiti a condizioni favorevoli della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Il periodo di programmazione 2007-2013 prevede € 8.7 miliardi ai Paesi PEV Sud e € 3.7 miliardi per i Paesi PEV Est e per la Russia.
In dicembre 2007 la Commissione Europea ha pubblicato la comunicazione “Una politica europea di vicinato vigorosa”, rivolta agli attori all’interno dell’UE e con una serie di proposte specifiche volte a realizzare un’offerta più sostanziale dell’UE rispetto ai Paesi partner, nei settori del commercio, della mobilità e della risoluzione dei conflitti. In febbraio 2008 i Ministri degli Esteri dell’UE hanno adottato le conclusioni che accolgono favorevolmente questa comunicazione come base di riflessione su come rendere la PEV più efficace e più attraente per i Paesi partner per poter sfruttare al meglio le potenzialità di questa politica.
La politica comunitaria nella cooperazione allo sviluppo Nonostante le crescenti pressioni sul bilancio pubblico, l'Unione Europea e i suoi Stati membri restano al centro dello sforzo globale per promuovere aiuti e crescita nei Paesi in via di sviluppo. Oltre la metà dei soldi spesi per aiutare i Paesi poveri proviene dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri; l’UE è il maggiore donatore a livello mondiale. Si stima che nel 2006 l’Unione europea e i suoi Stati membri abbiano versato ai Paesi in via di sviluppo oltre €43 miliardi di aiuti pubblici, una cifra superiore agli aiuti pro-capite di Stati Uniti o Giappone. Oltre 7,5 miliardi di tale importo sono stati erogati tramite l’UE. Sebbene gli Stati membri, al pari di altri Paesi industrializzati, abbiano accettato di destinare ogni anno agli aiuti lo 0,7% del PNL, questo obiettivo è stato finora realizzato soltanto da Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia. Nella sua politica di sviluppo l’Unione Europea utilizza anche il commercio come strumento utile, aprendo i suoi mercati alle esportazioni provenienti dai Paesi poveri e incoraggiando questi ultimi ad aumentare gli scambi tra di loro. L'Unione Europea costituisce un mercato vitale assorbendo più del 21% delle esportazioni totali dei Paesi in via di sviluppo, che usufruiscono, inoltre, di speciali condizioni commerciali.
Fin dal Trattato di Roma del 1957 si pose la necessità di dare vita ad una politica di sviluppo in grado di far fronte alle esigenze dei Paesi e Territori d'Oltremare, per lo più ex colonie o territori ancora sotto l'amministrazione dei paesi fondatori della Comunità. Il primo quadro di cooperazione della Comunità fu dunque la Convenzione di Yaoundé (1963 e 1969) che stabilì lo schema per i successivi quattro accordi regionali firmati con i paesi ACP (Africa Caraibi e Pacifico) a Lomé nel 1975, 1979, 1984 e 1989, l'ultimo è stato poi rivisto nel 1995. Nel 2000 è stato firmato l'accordo di Cotonou che ha sostituito la convenzione di Lomé. Ha una durata di 20 anni, ma ne è consentita la modifica ogni cinque anni, eccetto per la cooperazione economica e commerciale. Proprio in base a questa regola, dei negoziati furono lanciati nel maggio 2004 e conclusi il 23 febbraio 2005. Il nuovo accordo abbraccia un'ampia gamma di temi: potenziamento del dialogo politico, lotta contro il terrorismo, cooperazione in materia di lotta contro le armi di distruzione di massa e Tribunale Penale Internazionale. Solo con il Trattato di Maastricht nel 1993 la cooperazione allo sviluppo ottenne una formalizzazione giuridica nei trattati, con il titolo XX del primo pilastro (art. 177-181). La politica di sviluppo dà priorità alle misure che favoriscono le riforme interne nei Paesi in via di sviluppo sulla base dei quattro principi dell'art. 177: - sviluppare e consolidare la democrazia - sviluppo economico e sociale - integrazione nell’economia mondiale - campagna contro la povertà Le iniziative per l'aiuto e lo sviluppo dell'UE prendono forma in: - accordi regionali - aiuti alimentari - sistema generalizzato di preferenze - co-finanziamento di progetti realizzati da ONG - cooperazione decentrata L’inclusione delle disposizioni riguardanti la politica di cooperazione allo sviluppo nel trattato CE riveste un’importanza politica particolare, poichè queste disposizioni considerano la politica di sviluppo come una politica comunitaria a tutti gli effetti. Definisce gli obiettivi generali della politica di sviluppo, secondo la procedura di codecisione, e impone tre obblighi alla Comunità e agli Stati membri: in conformità con l’art. 178, l’UE deve tener conto degli obiettivi della politica di sviluppo nelle politiche che attua e che sono suscettibili di avere effetti sui Paesi in via di sviluppo; l’art. 180 obbiga l’UE e gli Stati membri a coordinare le loro politiche di cooperazione allo sviluppo e a concertare i loro programmi di aiuto; in conformità con l’art. 181, l’UE e gli Stati membri cooperano, nel quadro delle loro rispettive competenze, con i Paesi terzi e con le organizzazioni internazionali competenti. Essendo la politica di sviluppo una politica comunitaria, il Parlamento Europeo dispone del potere di codecisione: è l’unico settore delle relazioni esterne nel quale il Parlamento Europeo è colegislatore.
L’attuazione della politica di sviluppo dell’UE avviene attraverso due forme principali: 1. accordi regionali: includono l’accordo di parternariato di Cotonou, firmato con 77 Stati ACP, e gli accordi conlusi con i Paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo (Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto, Giordania, Libano e Siria). Gli accordi conclusi coprono tutte le forme di azione (commerciale, finanziaria, culturale e, in quelli più recenti, dialogo politico). Queste caratteristiche sono sancite da trattati internazionali ratificati dai Parlamenti interessati, e i Paesi beneficiari di queste azioni possono decidere l’uso che faranno dei diversi strumenti di cooperazione. Questa forma di cooperazione viene proposta solo ai Paesi in via di sviluppo di certe aree geografiche.
2. azione a livello mondiale: si tratta di accordi commerciali e di cooperazione di diversi tipi conclusi con i Paesi dell’America Latina e dell’Asia, di regimi commerciali applicabili ai Paesi in via di sviluppo, di aiuti finanziari e tecnici ai Paesi in via di sviluppo dell’Asia e dell’America Latina, di aiuti umanitari, di fondi speciali e della lotta contro la povertà. Quest’azione riguarda tutte le forme di cooperazione con la gran parte dei Paesi in via di sviluppo e gli strumenti specifici di cooperazione volti a stabilire della relazioni particolari con ciascun Paese (accordi commerciali) e con alcuni gruppi di Paesi di questi due continenti (Mercosur in America Latina, ASEAN in Asia etc).
Il 20 dicembre 2005 le tre istituzioni, Consiglio, Parlamento e Commissione, hanno adottato congiuntamente il primo consenso europeo sulla politica dello sviluppo dell’UE. Questo testo è in effetti la revisione della dichiarazione sulla politica di sviluppo della CE, ma è soprattutto il primo testo comune delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri. È completamente coerente con gli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo, adottati dall’ONU nel 2000. La nuova politica di sviluppo fa dello sradicamento della povertà la sua priorità. Si basa sulla promozione della buona governance, della democrazia e dei diritti dell’uomo e su una relazione di parternariato con i Paesi in via di sviluppo nonchè sul sostegno allo sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, favorendo la loro integrazione nell'economia mondiale. L’accordo insiste sulla necessaria coerenza tra le azioni della Comunità e degli Stati membri in uno spirito di complementarietà, affinchè l’UE offra una reale visione comune dello sviluppo.
La politica di cooperazione allo sviluppo della Comunità è complementare alle politiche condotte dagli Stati membri, dalle organizzazioni internazionali (Banca Mondiale, FMI, ONU) e dagli altri Paesi terzi (Stati Uniti, Giappone, ecc) con i quali la Comunità cerca di coordinare sempre di più gli interventi e la programmazione di spesa.
Gli aiuti dell'UE vengono erogati prevalentemente sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto. Sono finanziati prevalentemente attraverso il Fondo Europeo per lo Sviluppo (FES) e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che fornisce un importo limitato sotto forma di prestiti a tasso agevolato e di capitale d’investimento.
Dalla fine degli anni ‘60 la CE si è impegnata anche in operazioni di aiuti umanitari, la dimensione che queste hanno assunto negli anni ‘80 li hanno fatti apparire come un elemento dinamico della politica internazionale comunitaria. L’UE è progressivamente diventata il più grande finanziatore di aiuti umanitari del mondo. La politica umanitaria europea riflette i valori fondamentali dell’UE: la solidarietà, il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza e la tolleranza.
GLI STRUMENTI E I PROGRAMMI COMUNITARI I programmi comunitari dell’area mediterranea e del settore della cooperazione allo sviluppo hanno come riferimento istituzionale per la loro gestione le Direzioni Generali delle Relazioni Esterne (DG RELEX) e per lo Sviluppo (DG DEV), l'ufficio di cooperazione EuropeAid, l’Ufficio umanitario della ECHO e le delegazioni della Commissione Europea nei Paesi interessati.
Lo strumento di vicinato e partenariato europeo – ENPI Lo strumento ENPI è stato istituito dal Regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio come strumento di vicinato e partenariato volto a fornire un’assistenza comunitaria finalizzata alla creazione di una zona di prosperità e di buon vicinato tra l’Unione Europea e i Paesi ed i territori interessati: Algeria, Armenia, Autorità palestinese della Cisgiordania e di Gaza, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Federazione russa, Giordania, Georgia, Israele, Libano, Libia, Marocco, Moldova, Siria, Tunisia e Ucraina. Un aspetto importante dell’ENPI è la volontà di migliorare sensibilmente la cooperazione transfrontaliera lungo le frontiere terrestri e marittime dell’UE con questi Paesi per evitare l’emergere di nuove linee di divisione. Il Regolamento ENPI prevede un insieme coerente di strumenti per potenziare l’efficacia degli aiuti esterni. Lo Strumento Europeo di Vicinato e Parternariato (ENPI) è un sostegno alla politica di vicinato. Ha sostituito il programma TACIS (vicini dell’Est) e MEDA (vicini del Sud) e ha, per il periodo 2007-2013, circa il 32% in più di risorse disponibili per i Paesi beneficiari rispetto agli strumenti precedenti per il periodo 2000-2006. I tipi di programmi previsti sono: i Programmi Nazionali e Multinazionali e i Programmi di Cooperazione Transfrontaliera. I 15 programmi di cooperazione transfrontaliera (ENPI CBC) beneficiano di un aiuto di 1.18 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Con la cooperazione transfrontaliera per la prima volta l’assistenza agli Stati membri e ai Paesi vicini è definita da un singolo regolamento, da una serie unica di regole. a) Gestione Il programma ENPI è gestito dalla DG per le Relazioni Esterne della Commissione Europea in stretta collaborazione con EuropeAid per quanto riguarda l’apertura di bandi per progetti cofinanziati dall’UE. b) Settori di cooperazione 1. dialogo e riforme 2. ravvicinamento delle legislazioni 3. rafforzamento istituzionale 4. c) Beneficiari 1. Paesi e regioni partner e relative istituzioni 2. autorità ed amministrazioni locali 3. enti misti istituiti dai Paesi partner e dalla Comunità 4. enti pubblici o parastatali 5. ONG; associazioni commerciali; associazioni di donne e di giovani 6. associazioni transfrontaliere 7. organizzazioni culturali, scientifiche, di ricerca etc d) Budget Per il periodo 2007-2013, il budget stanziato è di circa 12 miliardi di euro.
ENPI–CBC per il bacino del Mediterraneo Il Programma "Bacino del Mediterraneo" s'iscrive nel quadro della politica europea di vicinato e della componente di cooperazione transfrontaliera del nuovo Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato (ENPI). La Regione Sardegna è stata designata dai Paesi partecipanti al Programma quale Autorità di Gestione Comune. L'obiettivo generale del Programma è contribuire a promuovere un processo di cooperazione armoniosa e sostenibile nel Bacino del Mediterraneo, affrontando le sfide comuni e valorizzando le potenzialità dell'area. Si tratta di un Programma di cooperazione transfrontaliera complementare al Processo di Barcellona sul partenariato euro-mediterraneo. La fase di programmazione, lanciata nel settembre 2006, ha visto la partecipazione di 15 Paesi (7 UE e 8 Paesi partner mediterranei), riuniti in seno alla Task Force Congiunta (TFC) e sotto il coordinamento della Regione Autonoma della Sardegna, in qualità di Autorità di Gestione Comune (AGC). Il Programma Operativo Congiunto, approvato il 14 agosto 2008 dalla Commissione europea con decisione n. 2008/020-284, stabilisce le priorità e le misure da realizzare, nonché l'allocazione delle risorse per ciascuna priorità e le modalità di gestione del Programma. Le quattro priorità sono state definite sulla base degli orientamenti comunitari per la cooperazione transfrontaliera dell'ENPI: 1. promozione dello sviluppo socio-economico e rafforzamento dei territori; 2. promozione della sostenibilità ambientale a livello di Bacino; 3. promozione di migliori condizioni e modalità per assicurare la mobilità delle persone, dei beni e dei capitali; 4. promozione del dialogo culturale e della governance a livello locale. I progetti ammissibili al finanziamento devono essere presentati, a seguito di specifici bandi, da partenariati costituiti da attori pubblici e privati provenienti dai territori eleggibili al Programma, secondo le modalità previste dalla normativa comunitaria di attuazione (Regolamento (CE) 951/2007). Il Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo dispone di un contributo comunitario di circa 173 milioni di euro per il periodo 2007-2013, provenienti in parte dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e in parte dalle risorse della Rubrica 4 – “UE come partner globale” del bilancio comunitario. A queste risorse si aggiunge un cofinanziamento dei Paesi e/o dei soggetti partecipanti pari almeno al 10% per ciascun progetto finanziato. a) Gestione La gestione operativa e finanziaria del Programma è assicurata dall'Autorità di Gestione Comune, la Regione Autonoma della Sardegna, assistita da un Segretariato Tecnico Congiunto. b) Eleggibilità 117 regioni appartenenti a 19 Stati diversi 1. Enti pubblici e amministrazioni locali, regionali e nazionali 2. Università e centri di ricerca 3. ONG; associazioni di categoria e organizzazioni rappresentanti degli interessi socio-economici 4. Società e organizzazioni private c) Budget € 173,6 milioni di risorse comunitarie per il periodo 2007-2013, di cui: € 156,2 milioni per il finanziamento di progetti transfrontalieri € 17,4 milioni per l’assistenza tecnica
Lo strumento di preadesione – IPA E’ stato istituito dal Regolamento (CE) n° 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione. Lo strumento di assistenza preadesione (IPA) è il nuovo strumento finanziario comunitario per tutte le attività di preadesione finanziate dall’UE per il periodo 2007-2013. A decorrere da gennaio 2007, lo Strumento di preadesione (IPA) sostituisce e riunisce per la prima volta in un quadro unico una serie di programmi e strumenti finanziari dell’Unione Europea destinati ai Paesi candidati e ai potenziali Paesi candidati all’adesione all’UE: PHARE, PHARE CBC, ISPA, SAPARD, CARDS e lo Strumento finanziario per la Turchia. L'assistenza è fornita nel contesto dei partenariati europei dei Paesi candidati potenziali e dei partenariati per l'adesione dei Paesi candidati effettivi. E’ uno strumento tendenzialmente flessibile quindi fornisce un'assistenza che dipende dai progressi compiuti dai Paesi beneficiari e dalle loro esigenze, secondo quanto emerge dalle valutazioni e dai documenti di strategia annuali della Commissione. Le cinque componenti dell’IPA sono: 1. il sostegno alla transizione e consolidamento istituzionale; 2. la cooperazione transfrontaliera (con gli Stati membri dell’UE e gli altri Paesi ammissibili all’IPA). Può eventualmente finanziare la partecipazione dei Paesi beneficiari ai programmi di cooperazione transnazionale dei Fondi strutturali e ai programmi relativi ai bacini marittimi, nel quadro dello Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI).; 3. lo sviluppo regionale (trasporti, ambiente e sviluppo economico); 4. lo sviluppo delle risorse umane (potenziamento del capitale umano e lotta all’esclusione sociale); 5. lo sviluppo rurale e permettono di offrire un sostegno mirato ed efficace a ciascun Paese, in funzione dei bisogni e dell’evoluzione. Le componenti 1 e 2 sono accessibili a tutti i Paesi beneficiari. Le componenti 3, 4 e 5 sono accessibili solo ai Paesi candidati e riproducono il funzionamento dei Fondi strutturali, del Fondo di coesione e del Fondo per lo sviluppo rurale in modo da preparare i Paesi alla gestione dei finanziamenti erogati da tali fondi dopo l’adesione. Richiedono pertanto l’allestimento sul posto delle strutture di gestione corrispondenti. a) Gestione: La componente 1 rientra nelle competenze della Direzione Generale Allargamento ed è erogata attraverso programmi annuali nazionali a favore di più beneficiari. La componente 2 rientra nella competenza congiunta delle Direzioni Generali Allargamento e Sviluppo regionale. La componente 3 rientra nelle competenze della Direzione Generale Politica Regionale. La componente 4 è gestita dalla Direzione Generale Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità. La componente 5 è gestita dalla Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale b) Beneficiari: I Paesi candidati effettivi: - Croazia - Turchia - Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia e i Paesi candidati potenziali: - Albania - Bosnia-Erzegovina - Montenegro - Serbia, incluso il Kosovo c) Budget Per il periodo 2007-2013 € 11.5 miliardi.
Lo strumento di Cooperazione allo Sviluppo (DCI) E’ stato istituito dal Regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo, che sostituisce i diversi strumenti geografici e tematici creati in funzione delle necessità, al fine di migliorare l'aiuto allo sviluppo. Nell'ambito di questo strumento sono finanziate misure volte a sostenere la cooperazione geografica con i Paesi, i territori e le regioni in via di sviluppo. Il regolamento sottolinea che la politica di cooperazione allo sviluppo è ispirata agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) e che il quadro generale dell'azione comunitaria in materia di sviluppo è definito dal « consenso europeo ». Ribadisce inoltre che gli obiettivi di questa politica sono la lotta contro la povertà, lo sviluppo economico e sociale sostenibile e l'inserimento armonioso e progressivo dei Paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale.
Gli aiuti comunitari sono erogati tramite programmi geografici e tematici e attraverso le misure di accompagnamento a favore dei Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico aderenti al protocollo "zucchero". I programmi geografici, che coprono le attività di cooperazione con Paesi e regioni partner individuati su base geografica, interessano cinque regioni: America Latina, Asia, Asia centrale, Medio Oriente e Sudafrica. I programmi tematici completano quelli geografici, in quanto riguardano un settore specifico di interesse per un insieme di Paesi partner non individuati su base geografica, attività di cooperazione rivolte a diverse regioni o gruppi di Paesi partner o un'azione internazionale senza una specifica base geografica. Contemplano cinque programmi tematici sui seguenti aspetti: investimenti nelle risorse umane; ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali; attori non statali e autorità locali; miglioramento della sicurezza alimentare; cooperazione in materia di migrazione e asilo. a) Gestione Per i programmi geografici, per ciascun Paese e regione partner la Commissione elabora un documento di strategia e un programma indicativo pluriennale e adotta un programma d'azione annuale. Per i programmi tematici, elabora documenti di strategia ad hoc e programmi d'azione annuali. b) Budget La dotazione finanziaria nel periodo 2007-2013 ammonta a € 16,897 miliardi, così ripartiti: ~ €10 miliardi per i programmi geografici, ~ € 5,5 miliardi per i programmi tematici ~ € 1,2 miliardi per i paesi ACP firmatari del protocollo "zucchero".
Il Programma Europeo di Cooperazione Territoriale - INTERREG IVC Il nuovo Programma di Cooperazione Interregionale “INTERREG IVC 2007-2013”, adottato dalla Commissione europea l’11 settembre 2007, è stato lanciato ufficialmente in occasione del Forum della Cooperazione Interregionale a Lisbona dal 20 al 21 settembre dello stesso anno.
Il programma mira a creare una struttura per lo scambio di esperienze tra istituzioni regionali e locali dei diversi Paesi su sfide comuni in settori quali la globalizzazione, il cambiamento demografico, l’approvvigionamento energetico e il cambiamento climatico. Il programma si rivolge a regioni dei 27 Stati membri UE, oltre a Norvegia e Svizzera e si articola in due priorità tematiche, contribuendo alla strategia dell’UE per la crescita, l’occupazione e lo sviluppo sostenibile. Priorità 1: Innovazione ed economia della conoscenza Priorità 2: Ambiente e prevenzione dei rischi I seguenti tipi di interventi ricevono sostegno nel quadro del programma: 1. Progetti di Iniziativa Regionale - progetti di cooperazione interregionale classici con un ampio spettro di intensità di cooperazione: da attività tradizionali di networking a trasferimento di esperienza e/o implementazione di progetti pilota, e anche "mini-progetti". 2. Capitalizzazione, compresi i progetti a "corsia veloce" - trasferimento di buone prassi nello sviluppo regionale a programmi di mainstreaming dei Fondi Strutturali. Il nuovo programma costituisce un elemento chiave dell’iniziativa “Regioni per il Cambiamento Economico” che si prefigge di sostenere le reti regionali e urbane, di individuare e promuovere le buone prassi nella modernizzazione dell’economia e diffondere le migliori in tutte le regioni. Le reti “a corsia veloce” saranno coordinate dalla Commissione Europea. a) Gestione: La gestione operativa e finanziaria del Programma è assicurata dal Consiglio regionale Nord – Passo di Calais a Lille. Esistono, inoltre, quattro punti di informazione, divisi per aree geografiche Nord, Sud, Est e Ovest, che si trovano rispettivamente a Rostock, Valencia, Katowice e Lille. b) Beneficiari: L'intero territorio dell'Unione Europea – tutti gli Stati membri e le aree insulari. I partner provenienti da paesi non-UE possono partecipare al programma a loro spese. Tuttavia, partner provenienti da Norvegia e Svizzera possono utilizzare i rispettivi stanziamenti del finanziamento norvegese/svizzero nel programma. I progetti INTERREG IVC devono coinvolgere partner che rappresentino almeno tre Stati membri UE. INTERREG IVC è un programma rivolto alle autorità pubbliche (in particolare le autorità regionali e locali) e ad enti pubblici. c) Budget: La dotazione finanziaria del programma per il periodo 2007-2013 ammonta a € 321 milioni erogati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).
Il Programma MED Nella riforma della Politica Europea di Coesione 2007 – 2013 si dà rilievo anche all’obiettivo della cooperazione territoriale europea finanziato dal FESR. Il programma mira a garantire la crescita e l'occupazione, promuovendo la competitività dell'area e sostenendo la coesione territoriale, la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile. La cooperazione transnazionale del programma MED si sostituisce in larga parte ai vecchi programmi Medocc e Archimed. Per raggiungere questi obiettivi, il programma Med ha definito le seguenti priorità: 1. rafforzamento delle capacità di innovazione 2. protezione dell’ambiente e promozione di uno sviluppo territoriale sostenibile; 3. miglioramento della mobilità e dell’accessibilità territoriale; 4. promozione di uno sviluppo urbano sostenibile: sviluppo policentrico e integrato ai livelli transnazionale, nazionale e regionale. Il programma finanzierà progetti con una reale dimensione transnazionale, in grado di contribuire al perseguimento degli obiettivi del Programma.
Sono previste due modalità attuative: 1) procedura in due fasi: fase 1 di precandidatura; solo i progetti selezionati potranno accedere alla Fase 2 di presentazione dei progetti completi su tutte le priorità del Programma; 2) inviti a presentare proposte progettuali focalizzate su specifiche tematiche ed ambiti di intervento individuati dal Comitato di Sorveglianza del Programma. a) Gestione: La gestione operativa e finanziaria del Programma è assicurata dalla Regione PACA (Provenza – Alpi – Costa Azzurra) a Marsiglia. b) Beneficiari: Le zone costiere e le regioni del Mediterraneo di nove Stati membri: Cipro; Spagna (Andalusia, Aragona, Catalogna, Baleari, Murcia, Valencia, Ceuta e Melilla); Francia (Corsica, Linguadoca-Rossiglione, Provenza - Alpi - Costa Azzurra, Rodano-Alpi); Grecia; Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Umbria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto); Malta; Portogallo (Algarve e Alentejo); Regno-Unito (Gibilterra); Slovenia. Il programma ha inoltre invitato i Paesi candidati e candidati potenziali mediterranei ad tramite i fondi provenienti dallo strumento di pre-adesione (IPA). c) Budget: La dotazione finanziaria del programma ammonta a oltre € 250 milioni, di cui € 193 milioni FESR
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