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FOCUS Inceneritori di rifiuti : opportunità di crescita o minaccia per i territori? Le esperienze delle città europee a confronto sul delicato tema dello smaltimento dei rifiuti
 L’emergenza rifiuti verificatasi a Napoli ed in Campania ha riacceso il dibattito sulla gestione integrata del ciclo dei rifiuti e sulla necessità degli inceneritori come strumenti di smaltimento dei rifiuti e sulla riduzione dei rifiuti tramite la raccolta differenziata e il riciclaggio. Media nazionali ed europei hanno fatto emergere buone prassi realizzate da città italiane ed europee che già dispongono di termovalorizzatori ed inceneritori. Senza voler scendere nella disputa scientifica che oppone ambientalisti (sostenitori della dannosità di queste installazioni) e pro-inceneritori, si puo’ sicuramente rilevare che il tema dello smaltimento dei rifiuti viene affrontato dalle città europee come un elemento chiave per lo sviluppo dei territori.
Gli inceneritori in Europa
Partendo dalla messa in sicurezza delle aree interessate da queste strutture, numerose capitali europee hanno realizzato negli ultimi vent’anni delle strutture di incenerimento non distanti dai centri cittadini, come accaduto a Parigi, Londra e Copenaghen : quest’ultima, celebre per la struttura di Verstforbraending, ha cercato di ridurre al minimo l’impatto nocivo dell’impianto, attraverso la selezione preventiva alla fonte dei rifiuti che vengono inceneriti (350 mila tonnellate all’anno), al fine di ridurre la quantità di plastiche clorurate e metalli pesanti. Il processo di smaltimento dei rifiuti tramite combustione ad alta temperatura viene utilizzato anche in Svizzera, a Zurigo e a Thun e in altre 21 città, mentre a Barcellona la costruzione di un inceneritore ha rappresentato uno degli elementi principali della riqualificazione della riva destra del fiume Besos, attorno al quale sono stati costruiti impianti ad energia solare e spazi verdi che hanno totalmente cambiato il volto di una delle zone più degradate della città.
L'esperienza di Vienna Oltre ai positivi esempi italiani di Brescia (inceneritori fra i più grandi d’Europa, che da solo soddisfa un terzo del fabbisogno energetico della città), Piacenza e Trezzo sull’Adda, esperienze particolarmente positive sono state registrate in Austria, con l’inceneritore di Spittelau (distretto situato in periferia di Vienna) che è stato addirittura trasformato in una vera e propria attrazione turistica. All’esterno è stato infatti ricoperto di pannelli colorati che arricchiscono l’originale struttura architettonica. L’impianto, progettato dal visionario architetto Friedensreich Hundertwasser, si inserisce armonicamente nel cuore della città e, dopo essere stato sottoposto a numerosi interventi di riduzione di impatto nocivo, ospita al suo interno anche un bar e un ristorante.
Le cifre del fenomeno Nel 2002 in Europa sono ben 354 gli inceneritori presenti, capaci di trattare oltre 52 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. I paesi che li utilizzano maggiormente sono Svizzera (quasi il 100% dei rifiuti solidi urbani prodotti viene incenerito), seguita da Danimarca (50%), Svezia (40%) e Germania (20%). E’ da notare che laddove la percentuale dei rifiuti inceneriti scende, è più elevata la percentuale del riciclaggio. C’è da aggiungere che l’incenerimento viene sempre di più accompagnato, se non sostituito, da altre misure che puntano sulla riduzione dei rifiuti prodotti e sul riciclo, anche attraverso interventi locali come quelli realizzati in Olanda, dove oltre cento amministrazioni comunali provvedono allo smaltimento diretto di plastica, carta ed altri materiali riciclabili.
Tra proteste e dialogo Lo scenario che emerge a livello europeo è quindi molto frammentato, vista anche l’assenza di precise direttive comunitarie su una materia che è di stretta pertinenza degli enti locali. Possono pero’ evincersi delle tendenze maggiormente definite per quanto riguarda il progressivo ammodernamento degli impianti di incenerimento e le azioni di riduzione dell’impatto nocivo, che puntano già in fase di costruzione della struttura a renderle energeticamente efficienti e certificabili. Non si puo’ pero’ dimenticare che un fattore comune nei vari contesti urbani è rappresentato dalle proposte di larghe fasce della popolazione, che protesta contro le emissioni nocive (soprattutto di sostanze come la diossina) provenienti dagli impianti : tra gli ultimi focolai di protesta che hanno suscitato ampia attenzione figura quello dei residenti di Montcada, nei pressi di Barcellona, che ha richiesto la valorizzazione dei materiali di scarto piuttosto che un loro nocivo incenerimento. Anche in paesi dove il problema si è riproposto, come Belgio ed Austria, le proteste dei cittadini hanno portato ad una moratoria alla costruzione di nuovi inceneritori (in alcuni comuni delle Fiandre). L’unica soluzione possibile sembra essere quellla di rendere accettabile ai cittadini la costruzione degli impianti garantendo la messa in sicurezza dei territori e degli impianti, assicurando che il livello di emissioni nocive sia particolarmente contenuto e mai superiore ad altre forme di smaltimento di rifiuti: proprio nel caso di Spittelau a Vienna il dialogo con i residenti ha assicurato una corretta realizzazione dell’opera, tranquillizzando la popolazione anche sul piano dell’impatto ambientale e paesaggistico del termovalorizzatore costruito. (S.d'A) |
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Ultima revisione:
15 Jan 2009 |