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Direttiva servizi
 

LA DIRETTIVA SERVIZI E IL RUOLO DEI COMUNI ITALIANI

La direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (anche denominata direttiva Bolkestain), dopo un lungo e complesso dibattito, è stata adottata il 12 dicembre 2006 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre successivo.

Come è noto, il Trattato della Comunità Europea (TCE) prevede la realizzazione, all’interno degli Stati membri, della libera circolazione dei servizi, insieme a quella delle persone, delle merci e dei capitali. Nel 2002, la Commissione aveva esaminato la situazione della libera circolazione dei servizi e in una relazione aveva rilevato l’esistenza di numerosissimi ostacoli presenti negli ordinamenti nazionali degli Stati membri che impedivano o rallentavano di fatto il raggiungimento di questo obiettivo: nell’ambito della Comunità Europea, i servizi non circolano come dovrebbero.

Ma quali sono questi ostacoli alla libera circolazione dei servizi?
Sono quelli che direttamente o indirettamente derivano da vincoli giuridici (richiedere obblighi di nazionalità o residenza, procedure di autorizzazione o di registrazione, formalità amministrative, condizioni particolari che creano problematiche di vario tipo come il riconoscimento delle qualifiche, monopoli di servizi ecc..) e da fattori non giuridici (carenza di informazioni, difficoltà di carattere culturale o linguistico, diverse condizioni di mercato ecc..). Queste restrizioni di fatto vietano, ostacolano o rendono meno attraente lo sviluppo delle attività di servizio negli Stati membri. Il risultato è che i consumatori e le imprese sono dissuasi dall’usare servizi provenienti da altri stati membri e i prestatori di servizi sono dissuasi dall’offrire i propri servizi in altri stati membri.

La direttiva servizi interviene quindi per eliminare gli ostacoli nazionali. É importante precisare che essa si applica sia alla libertà di stabilimento sia alla prestazione di servizi. In altre parole, pone delle regole generali sia per i casi in cui un soggetto voglia stabilizzare l’attività lavorativa in un paese UE diverso dal proprio, sia per i casi in cui la prestazione di servizi in un altro stato membro sia solo occasionale o temporanea.

Oltre ad intervenire nel merito della disciplina relativa alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei servizi (regime di autorizzazione, condizioni di rilascio, procedure di autorizzazione ecc..), la direttiva fissa come obiettivo che gli Stati membri debbano procedere alla cd. semplificazione amministrativa attraverso:

- la semplificazione delle procedure amministrative;
- l’istituzione dello sportello unico;
- le procedure per via elettronica.

Gli enti locali italiani, per le competenze e le funzioni che svolgono, sono direttamente interessati e coinvolti in questo ambito.

La direttiva, per sua natura, è un atto non direttamente applicabile all’interno degli Stati membri, ma ha bisogno di essere recepita con un atto normativo nazionale (sia essa una legge, un decreto legislativo ecc..). Per la trasposizione della direttiva servizi peró non sarà sufficiente una semplice legge, ma la mole di lavoro necessaria per adattare l’ordinamento italiano a questa nuova normativa comunitaria comporterà un impegno di razionalizzazione del diritto amministrativo e una serie di attività concrete e di iniziative da porre in essere.
L’attività di recepimento della direttiva in Italia è già iniziata ed è diretta dai Dipartimenti del Coordinamento delle politiche comunitarie e quello degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Va ricordato che la direttiva in sè pone solo degli obblighi di risultato in capo allo Stato membro che resta libero di scegliere con quali mezzi e quali forme dare attuazione ai detti obblighi.

E’ questa sfera di discrezionalità che consente allo Stato di individuare, come meglio crede, le modifiche da apportare al nostro ordinamento e le innovazioni necessarie per adempiere con diligenza i risultati che la direttiva impone (scelta delle competenze e delle funzioni dello sportello unico, dei servizi economico di interesse generale a cui applicare la direttiva, della regolamentazione delle procedure autorizzatorie e di concessione ecc..).

Il calendario dei lavori a livello comunitario prevede che entro il 28 dicembre 2009 sia recepita la direttiva da parte degli Stati, dopodiché questi saranno chiamati a darvi attuazione. Entro il 2010 ci si aspetta in ogni caso di avere un mercato interno dei servizi capace di agevolare la libertà stabilimento dei prestatori di servizio e la libera prestazione degli stessi negli Stati membri dell’Unione.

CALENDARIO NAZIONALE PREDISPOSTO DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (Dipartimento per il Coordinamento delle politiche comunitarie):
MONITORAGGIO
I fase (novembre 2007-gennaio 2008): prevede l’invio di moduli alle amministrazioni interessate per la rilevazione dei regimi autorizzatori e dei diversi requisiti prescritti per l’accesso e per l’esercizio di una attività di servizi. Intanto il Dipartimento degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio sta definendo le concrete modalità attraverso le quali condividire con le Regioni e gli enti locali i criteri di valutazione e approvazione delle metodologie operative.

II fase (gennaio 2008 - 28 dicembre 2009): una volta ricevuti gli elementi informativi dalle amministrazioni si procederà alla loro valutazione e alla elaborazione di proposte di modifica dell’ordinamento.

RECEPIMENTO
Gennaio 2008 – 28 dicembre 2009: andranno avviate le attività per il recepimento attraverso apposita delega al Governo in sede di prossima legge comunitaria (entro l’inizio del 2008).

 
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