Bolkestein / Posizioni dei Paesi e degli Stakeholders Le posizioni dei Paesi La
proposta di direttiva per la liberalizzazione dei servizi nel mercato
interno è stata al centro delle discussioni del Consiglio europeo di
primavera tenutosi a Bruxelles il 22 e 23 marzo 2005. Nonostante la
conferma che la proposta di direttiva non sarà ritirata, a tarda sera,
i capi di Stato e di Governo hanno raggiunto il consenso per modificare
la direttiva mantenendo l’obiettivo della liberalizzazione del mercato
ma salvaguardando il modello sociale europeo. La relatrice della
commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei
consumatori, Evelyne Gebhardt (Germania/PSE), che ha presentato la sua
relazione davanti alla commissione parlamentare il 19 aprile, ha
insistito sull'esclusione dei servizi pubblici e sulla sostituzione del
principio del paese d’origine con quello del riconoscimento reciproco
(da Le Figaro, 13 aprile 2005). Le posizioni degli Stakeholders Il
dibattito sulla direttiva servizi ha ampiamente interessato anche le
parti sociali (settore privato, sindacati, associazioni dei consumatori
e ONG del settore sociale) che, sia a livello nazionale che europeo,
hanno organizzato incontri e manifestazioni per informare e
sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze della
liberalizzazione dei sevizi. Il dibattito si è concentrato su
quelli che sono ormai considerati i punti critici di questa proposta,
il principio del paese d’origine, l’inclusione dei servizi d’interesse
economico generale e il distacco dei lavoratori. Sin dall’audizione
organizzata al Parlamento europeo l’11 novembre 2004 è apparso
chiaramente che le differenti parti sociali sono divise sulla proposta
della Commissione. Infatti, anche se tutti gli attori sociali
concordano sulla necessità di preservare il modello sociale europeo,
secondo parte di essi questa esigenza è primaria e non puo’ in alcun
modo soccombere alla competitività. Secondo altri, invece, la direttiva
Bolkestein deve essere letta ed analizzata nel contesto della strategia
di Lisbona. Questa chiave di lettura permetterebbe di capire che lo
scopo primario, in questo momento, deve essere quello di risollevare e
rendere competitiva l’economia europea, anche in conseguenza
dell’apertura alla Cina del mercato mondiale, che ha influito
vertiginosamente sulla competitività dell’Europa.
PAESI CONTRARI Francia La
Francia ha domandato una profonda revisione della direttiva che
definisce “inaccettabile”, cosi’ come delineata finora. A tal fine, il
15 marzo 2005, ha approvato una risoluzione che, pur concordando sulla
necessità di rendere competitiva l’economia e procedere alla
liberalizzazione del mercato interno, al comtempo ritiene totalmente
inaccettabile l’inserimento dei servizi di interesse generale nella
direttiva Bolkestein. La risoluzione francese, appellandosi anche
all’art. III-122 del Trattato che istituisce una Costituzione per
l’Europa, chiede che si prepari una normativa quadro sui servizi
pubblici, da applicare simultaneamente alla Bolkestein e che preservi
le specificità dei servizi pubblici francesi. Alla
posizione francese reagisce duramente Barroso, “tutti i Commissari
della passata Commissione hanno detto si’ alla proposta del collega
Fritz Bolkestein, ed era presente anche l’ex Commissario francese:
quello sarebbe stato il luogo per intervenire nel processo propositivo
che si è svolto in Commissione. Basta con la richiesta del ritiro”. La
polemica, pero’, non è univoca neanche all’interno della stessa
Francia. Dalla parte di Barroso e dei sostenitori della Bolkestein si
è, infatti, schierata Sabine Herold, vice presidente e porta voce di
"Liberté chérie", un movimento di protesta contro il potere del settore
pubblico e l’azione dei sindacati. La Herold critica aspramente il
comportamento dei sindacati, accusandoli di voler tenere il Paese in
ostaggio grazie alla loro forza mediatica, quando in Francia solo il 7%
dei lavoratori sono iscritti ad un sindacato. Chirac,
dal suo canto, si è dichiarato soddisfatto e, dopo la vittoria per
l’apertura a possibili modifiche della Bolkestein in Parlamento, ha
iniziato la sua campagna per il si’ francese alla Costituzione europea.
Germania
La
Germania si è fortemente opposta alla direttiva per la liberalizzazione
dei servizi, e ha dato il benvenuto ai cambiamenti proposti
dall’europarlamentare tedesca Evelyne Gebhardt, ossia la sostituzione
del principio del Paese d’origione con quello del mutuo riconoscimento
e l’esclusione dei servizi di interesse generale e di quei servizi per
i quali ci sia una normativa europea di settore. In
prima linea contro la Bolkestein si è battuto il socialdemocratico
Schröder, che insieme all’europarlamentare Scultz, leader del partito
socialista europeo, ha sin dall’inizio del dibattito chiesto, e
continua a chiedere, una normativa quadro specifica per i servizi di
interesse generale. Il partito socialista è inoltre affiancato dal DGB,
Deutscher Gewerkschaftsbund, ovvero la Confederazione dei sindacati di
Germania. Sulla stessa linea di pensiero, almeno per cio’ che concerne
i servizi di interesse generale, anche la proposta di emendamenti
dell’europarlamentare tedesco Kurt Lechner, esponente del partito
popolare europeo. Destra e sinistra tedesche si sono mostrate
unitamente preoccupate per la possibilità di dumping sociale e per i
differenti livelli di protezione, concernenti l’ambiente e la normativa
sui lavoratori, tra i vecchi e i nuovi Stati membri. Anche
in questo Paese, che si è caratterizzato tra i piu’ fermi oppositori
della proposta Bolkestein, non sono pero’ mancate voci contrastanti. Un
gruppo di economisti tedeschi ha accusato Schroder di protezionismo e
ha spiegato che l’economia tedesca ha bisogno di essere competitiva e
che gli obiettivi di Lisbona sono importanti anche per la Germania. Belgio Sulla
stessa linea di pensiero anche il Belgio, che vorrebbe vedere eliminati
dal campo di applicazione della direttiva i servizi di interesse
generale. Il primo ministro belga ha ufficialmente dichiarato la
necessità di procedere ad una normativa quadro specifica per i SIG,
mettendo in luce che questa potrebbe essere la chiave per “digerire”
meglio anche la Bolkestein. Una normativa quadro specifica sui SIG
permetterebbe, infatti, di chiarire maggiormente il peso che le norme
di mercato hanno sui servizi pubblici e allo stesso tempo di chiarire
quando e per quali servizi la natura pubblica possa escludere
l’applicazione delle dette regole del mercato e della concorrenza. La
polemica, secondo la Confederazione dei sindacati cristiani, che è
appoggiata da tutte le parti sociali belghe, si è accesa, in
particolare, sull’art. 24 della direttiva, secondo il quale il Paese in
cui il servizio viene erogato non ha una vera possibilità di controllo
sull’impresa erogatrice del servizio stesso, dal momento che questo
rimane prerogativa del Paese d’origine dell’impresa, cioè quello in cui
l’impresa ha la sua sede sociale. Il timore è stato denunciato
soprattutto con riferimento al distacco dei lavoratori. Per cio’ che
concerne il distacco, infatti, la normativa europea prevede che i
lavoratori distaccati siano sottoposti alle condizioni di lavoro
vigenti nel Paese di distacco. Questa area tematica costituisce,
infatti, un’eccezione al principio del Paese d’origine e, dunque, non
dovrebbe permettere che le regole sui lavoratori siano aggirate.
Nonostante l’apparenza, pero’, il problema rimane: infatti, non
concedendo al Paese di distacco la possibilità di ottenere l’insieme di
quelle informazioni necessarie per effettuare un controllo efficiente
sulla corretta applicazione della normativa, di fatto apre la
possibilità alla violazione della stessa. Svezia Il
primo ministro svedese Goran Persson si è unito ai colleghi di Francia
e Gemania per una decisa richiesta di ritiro della direttiva
Bolkestein. Goran Persson ha, infatti, dichiarato: “Ci sono forse delle
parti che possiamo utilizzare ma sono troppe le controversie che questa
proposta si porta dietro”. La preoccupazione maggiore è quella di un
dumping sociale ed economico che poterbbe essere dato dall’afflusso di
imprese dell’Est europeo, attirate dalla possibilità di fornire dei
servizi ad un prezzo minore rispetto a quello dei vecchi membri, dato
il minor costo del lavoro che ancora caratterizza questi Paesi. Il
verificarsi di questa situazione comporterebbe una distorsione della
concorrenza ed una caduta verso uil basso dei salari e delle norma di
protezione sociale. Non di meno i timori attengono ai servizi di
interesse economico generale - servizi sanitari e sociali, tra cui
alloggi popolari e servizi di aiuto alle categorie vulnerabili - che
potrebbero essere compromessi dalla direttiva.
PAESI FAVOREVOLI Gran Bretagna Tony
Blair ha sottolineato l’importanza della liberalizzazione dei servizi
perché si raggiungano gli obiettivi di competitività posti con il
Processo di Lisbona e, rispondendo alle pressioni del collega Chirac,
ha sottolineato che fortunatamente la direttiva dovrà essere approvata
dalla maggioranza dei voti e non sarà possibile per la Francia porre il
veto. Della stessa opinione il conservatore Malcolm Harbour,
europarlamentare britannico, che intervenendo alla riunione della
commisssione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei
consumatori, tenutasi il 19 aprile all’Europarlamento di Bruxelles, ha
sottolineato come un’impresa con sede in uno Stato membro deve avere la
possibilità di fornire i suoi servizi in tutti gli Stati membri, con il
minor numero di ostacoli, purché rispetti le esigenze nazionali
relative alla protezione dei cittadini, dell’ambiente, della salute e
della sicurezza. La Gran Bretagna sembra infatti convinta che la
Bolkestein sia la risposta alle esigenze di sviluppo del mercato del
lavoro, al quale invece non gioverebbero, secondo il punto di vista
britannico, il protezionismo e la maggiore burocrazia.
I Nuovi Paesi membri “Io
sto dalla parte della liberalizzazione non da quella del protezionismo”
ha affermato il premier Mikulas Dzurinda, Repubblica slovacca, “la
liberalizzazione dei servizi – continua – è inevitabile, è solo una
questione di tempo. Dalla sua sono tutti i paesi dell'Est, in primo
luogo, il primo ministro Ferenc Gyurcsany, Ungheria, secondo cui
l’arresto della liberalizzazione dei servizi costituirebbe un passo
indietro clamoroso per l’Unione europea. I Paesi dell’Est europeo sono
coalizzati nell’appoggio della direttiva e, in questo periodo di
intenso dibattito, hanno messo in luce tutti i progressi compiuti dai
loro Governi per la riduzione delle differenze economiche e di sviluppo
con i vecchi stati membri. Il pericolo che si è corso, infatti, è stato
proprio quello di un raffreddamento dei rapporti Est/Ovest Europa,
dovuto alla grande polemica delle possibilità di dumping sociale. I
Paesi dell’Est non hanno accolto di buon grado le accuse che Francia e
Germania hanno mosso loro, cioé di essere gli unici veri beneficiari
della Bolkestein. Romania
Della
stessa opinione Nicolae Idu, Direttore dell’Istituto europeo della
Romania, che dichiara “Non è la prima volta che le differenze
economiche e di sviluppo tra nuovi Stati membri e i secolari
appartenenti all’Ue generano difficoltà e tensioni, tale contraddizione
riapparirà quando saranno negoziate le risorse e l'allocazione per le
prospettive finanziarie 2007-2013”. La Romania, comunque, rimane in
linea con i nuovi Stati Membri. A favore della direttiva anche la Gran
Bretagna e l’Irlanda.
PAESI NON SCHIERATI
Gli
altri Paesi dell’Ue non si sono schierati ufficialmente, ma rimangono
in posizioni mediane, tra questi anche l’Italia e la Spagna. Lo stesso
presidente della Commissione Ue, José Barroso, ha ribadito di essere
aperto al dialogo “per trovare un consenso forte che garantisca la
nascita di un mercato integrato dei servizi senza livellarne verso il
basso gli standard sociali”. Italia
In
Italia il dibattito pubblico ufficiale, cioé quello promosso dalle
istituzioni di Governo, sulla direttiva Bolkestein non è stato cosi’
vivace. Nonostante cio’ non mancano specifiche posizioni di contrasto
alla direttiva, soprattutto da parte dei sindacati Cisl e CGIL, che ne
intravedono la pericolosità. Dumping sociale, economico nonché
ambientale sono da scongiurare. Si
distaccano la UIL e Confindustria che appoggiano la direttiva.
Confindustria, in particolare, invita a guardare al mercato USA per
capire gli effetti positivi dell'organizzazione del settore dei servizi
e considera l'approccio orizzontale della direttiva un pregio, in
quanto le vie alternative sono troppo complesse: le altre due strade
percorribili sono quella di disciplinare il vasto mercato dei servizi
settorialmente oppure di diciplinarlo cercando di armonizzare le varie
posizioni nazionali, entrambe le vie sono molto lunghe e complesse. Gli
esponenti dell'opposizione hanno invece espresso il loro sfavore ad una
liberalizzazione siffatta, in particolare opponendosi fermamente al
principio del Paese d’origine e alla inclusione dei servizi di
interesse generale nella Bolkestein. Bersani – in occasione
dell’incontro organizzato dal PSE sulla direttiva Bolkestein nel
gennaio 2005 - ha lamentato la difficoltà concreta nel valutare
l'impatto della direttiva, dato il suo vasto campo di applicazione. Tra
i punti più discussi, oltre al principio del paese d’origine e
l’efficacia delle deroghe a tale principio, si collocano le
disposizioni di controllo in materia di distacco dei lavoratori.
FRONTE DEL NO CES La
Confederazione Europea dei Sindacati, pur riconoscendo l’importanza
della liberalizzazione dei servizi nel mercato interno, afferma che la
proposta di direttiva ha delle mancanze importanti, nella misura in cui
“minaccia di attentare agli accordi collettivi e alle normative
nazionali del lavoro già in vigore negli Stai europei, e dunque, più in
generale, a tutto il modello sociale europeo”. La CES dubita fortemente
che la normativa potrà avere degli effetti benefici in termini di
impiego e mette in luce come le precedenti liberalizzazioni del mercato
abbiano distrutto piuttosto che creato posti di lavoro. Insiste,
dunque, sulla necessità dell’esclusione dei servizi economici di
interesse generale, dei servizi sanitari e dei servizi sociali dalla
direttiva, mettendo in luce come essi rispondano ad esigenze di
solidarietà sociale che non rendono applicabile una legislazione il cui
unico scopo sia creare competitività. Per quanto concerne questi ultimi
servizi la CES mette in luce l’importanza del pieno controllo delle
autorità pubbliche, controllo che non appare garantito dalla
Bolkestein. Il sistema della deregulation, secondo la CES, non è il
piu’ indicato in questo caso, la liberalizzazione è stata sicuramente
un passo importante in alcune materie ma non pare applicabile
indistintamente a quei servizi che devono rispondere alle esigenze di
solidarietà e di collaborazione. E’ necessaria una maggiore cautela
nell’intraprendere strade che potrebbero condurre a questo risultato.
Il liberismo in campo pubblico si è dimostrato un errore, perché non
salvaguarda la solidarietà e la collaborazione.Il
segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, John
Monks, in occasione della manifestazione di protesta organizzata a
Bruxelles il 19 marzo, ha dichiarato “noi non vogliamo la Bolkestein -
quel Frankenstein della direttiva sui servizi - una direttiva che, se
passasse, avvierebbe una corsa al ribasso, facendo precipitare il
livello dei salari, delle condizioni di lavoro e dei servizi pubblici
piuttosto che costruire una Europa dagli standard elevati. Noi diciamo
“no” ad un’Europa dagli standard bassi. “No” alla corsa delle imprese
verso il paese con i costi più bassi e gli standard più bassi”....
“Faccio appello oggi alla Commissione perchè ritiri l’attuale testo,
che la butti nel cestino dei rifiuti e che cominci da capo. Che
seppellisca la Frankenstein di Bolkestein e che riprenda ad ascoltare i
cittadini dell’Europa”. CEEP Su
posizioni simili a quelle della confederazione dei sindacati europei
anche il CEEP, Centro europeo delle imprese pubbliche locali e terzo
partner sociale europeo, che sostiene pienamente la crezione di un
mercato interno per i servizi ma allo stesso tempo chiede che sia
mantenuto l’aquis communautaire in materia di diritto del lavoro, di
protezione dei consumatori e di servizi di interesse economico
generale. FSESP Per la Federazione sindacale
europea dei servizi pubblici, FSESP, i SIG sono minacciati e la
direttiva sui servizi non dovrebbe essere semplicemente modificata ma
totalmente ristrutturata. La Commissione europea avrebbe assunto una
rotta troppo liberale, che non si concilia con la natura sociale dei
servizi pubblici. Il segretario generale della FSESP, Carola
Fischbach-Pyttel, dichiara “ se la Commissione vuole smantellare gli
ostacoli alla circolazione dei servizi che lo faccia non eliminando le
autorizzazioni dei Paesi membri, ma sostituendole con autorizzazioni
comuni a tutti i Paesi”... “non si possono buttar via tutte le
possibilità di controllo statali e locali”. PIATTOFORMA SOCIALE La
piattaforma sociale, ovvero l'insieme delle ONG che operano nel
settore, considera la proposta non applicabile al campo dei servizi
sociali, nutrendo profonde preoccupazioni per l’impatto che la
direttiva servizi potrebbe avere sui servizi sociali, quali le case
popolari e i servizi agli anziani. A tal fine ha invitato le
Istituzioni europee ad apportare i cambiamenti necessari per preservare
i SIEG (servizi di interesse economico generale). UEUC L’ufficio
europeo delle unioni dei consumatori, BEUC, ha messo in luce come non
tutti gli ostacoli alla libera circolazione siano necessariamente da
sopprimere, tra questi, secondo l’associazione, sicuramente sono
presenti quelli volti a migliorare la tutela dei consumatori. L’ UEUC
ha ugualmente criticato l’applicazione della direttiva ai servizi
sanitari, per i quali essa rischia di produrre un peggioramento degli
standard di qualità.
FRONTE DEL SI UNICE La
Federazione europea dei datori di lavoro accoglie con favore la
creazione di un mercato interno dei servizi, che considera un progetto
necessario e addirittura tardivo. La liberalizzazione dei servizi,
secondo l‘UNICE, è un fattore essenziale per il buon esito delle
riforme economiche intraprese nel quadro del processo di Lisbona e la
direttiva Bolkestein è un buon mezzo per la sua realizzazione.
Nonostante cio’ riconosce il bisogno di un maggiore chiarimento per
cio’ che concerne il principio del paese d’origine e la sua deroga in
tema di distacco dei lavoratori. L’UNICE invita ad una chiarificazione
nel più breve tempo possibile cossicché si possa giungere rapidamente
all’adozione della direttiva Bolkstein.EUROCHAMBRES L’associazione
delle camere europee del commercio e dell’industria ha dato il suo
appoggio alla direttiva. Eurochambres, in particolare, è favorevole al
principio del paese d’origine nel quale vede “un elemento fondamentale
in vista della realizzazione degli obiettivi del testo Bolkestein e una
disposizione essenziale affinché i consumatori europei possano
beneficiare di una migliore scelta e di una concorrenza reale”. EUROCOMMERCIO Anche
Eurocommercio difende il principio del paese d’origine sottolineando
che la sua buona appliacazione dipende soprattutto dalla collaborazione
tra gli Stati membri ed invita la Commissione a verificare che la
Bolkestein non entri in conflitto con le altre direttive europee. |